La letterina di Natale


Caro Gesù Bambino,

come ogni anno rieccoci qua, arriva la Tua festa.
Negli ultimi anni non Ti ho scritto e non Ti ho chiesto regali specifici, ma quest'ultimo anno è stato molto particolare, ci sono stati diversi cambiamenti. Da una parte un ritorno alle origini, ma dall'altra anche tante novità. Ora, in vista dell'arrivo del prossimo anno, vorrei approfittare del fatto che sei così generoso per chiederTi alcuni regalini.

Quindi, se Ti è possibile:
- Tu che sei in buoni rapporti con lui, suggerisci al Papa qualche idea un po' più brillante delle ultime che ha espresso, che sono parecchio violente, pericolose e retrograde. Come cristiano la cosa mi sconvolge ed addolora. Ricordagli che le parole d'ordine del messaggio che fonda i nostri valori sono Amore, Comprensione, Misericordia e Felicità; quindi tutte quelle che ultimamente ha proferito, cercando di limitare la libertà degli individui che la pensano diversamente da lui, sono in netta contraddizione con ciò che lui stesso dovrebbe rappresentare. Se Ti va, digli che sarebbe meglio la smettesse;
- Per guerre, ingiustizie, carestie, problemi personali, povertà e così via, so che Tu non puoi fare nulla, mentre noi uomini possiamo fare tutto, quindi non Ti chiedo di fare nulla. Prometto che cercherò io di fare ciò che mi è possibile;
- Porta ai miei familiari ed ai miei amici tutto quello che desiderano, se lo meritano;
- Ti chiedo anche qualcosa per me, già che ci sono ne approfitto: a me porta idee semplici e meravigliose (sono stufo di perdere tutto questo tempo a documentarmi per scrivere qualcosa!). Te ne sarò grato e farò il possibile per contraccambiare con tante e tante pagine stupendamente scritte;

Grazie, grazie di tutto!
tuo Santrevi

Photo Credit: Francisco Hinojosa via Compfight cc

Regalo d'addio


1. Scrisse

Ogni parola che non ti posso dire
torna a rodermi il cuore
Ogni gesto che non posso fare
mi fa bruciare i muscoli

Ti prenderei per mano
e rimarrei a guardarti.
Ricordando la nostra terra
saliremmo sulla tua collina.


2. Fuori tempo massimo

Il condizionale si adattava particolarmente bene a quella situazione. Non gli venne in mente altro da pensare oltre al fatto che avrebbe voluto scrivere anche quel momento, ma ormai era fuori tempo massimo.
Cioè: era tutto perfetto all'apparenza, ma gli occhi di lei guardavano da un'altra parte, più lontano e oltre di lui. Nel futuro. Aveva semplicemente sbagliato ad interpretare (a tradurre, avrebbe potuto dire se fosse stato un professore di latino e greco del liceo).
Per motivare tutto ciò si era concentrato e aveva elaborato delle spiegazioni. Era andato decisamente troppo in alto con la fantasia, si era fatto trasportare e, ora se ne rendeva conto, aveva finito per fare una lunga passeggiata svolazzante. Nel bosco, fra i fiorellini. Da solo.
È così che la piccola raccolta di poesie con la copertina rossa si era trasformata in un bel regalo d'addio. Non un regalo definitivo, questo era chiaro, avrebbero pur sempre continuato a vedersi. Erano quel tempo passato e il condizionale a ricevere il regalo.


3. Il porto sicuro

Era alla fine del viaggio. La fine di quel viaggio.
Ma non era quello il porto sicuro; se ne accorse dal profilo delle montagne, che cingevano la città tutt'attorno e sembravano così incombenti nonostante il cielo d'un bianco splendido.
L'universo era caduto in polvere, poi un bacio l'aveva ricreato per un breve istante, ma anche esso era stufo di lottare e non intravedere nemmeno la più piccola scintilla di luce scaturire da tutti i suoi sforzi. Così aveva ripreso la strada del viaggio, senza aspettarsi più nulla, se non il viaggio stesso. In tasca conservava l'ultima poesia che non aveva mai scritto, non per volontà, ma per dimenticanza istituita dalla Provvidenza, come ricordo di qualcosa che non si è mai dimenticato.
Passo dopo passo era sempre più convinto di dover continuare a provare, offrire, cercare, sprecare e regalare tutto.

Le parole che non ci diciamo

Le parole che non ci diciamo
riempiono l'aria e svuotano
le nostre bocche, aride di desiderio,
del ricordo di un solo bacio,
di una sola parola, un solo sguardo
per tutto un amore.

Le parole che non ci diciamo
sono un incantesimo che
mi costringe a dormire in un sogno,
fra il profumo di frutta sconosciuta
e i fili di fumo delle tue sigarette.

Le parole che non ci diciamo:
dovrei lasciarti perdere,
è tutto inutile, non si potrà,
sono quelle che vorrei sentire
e sono quelle che non dirò mai.

Le parole che non ci diciamo
riempiono le conchiglie
come il nitrito degli unicorni,
e sono già così tante che
mi sembra un delitto sprecarne altre.

Dall'alto - l'audio dello spettacolo!



La storia e la leggenda (quasi vera) del campanile di Codroipo, buon ascolto a tutti e grazie mille a Marco Calligaris!

Fare finta

Fare finta
di sapere
che finta fare

non è mai stato
facile per me
che non so barare
Sabato 20 e domenica 21 ottobre 2012 dalle 15.00 alle 18.00
Evento speciale per San Simone 2012, Codroipo, campanile del Duomo di Santa Maria Maggiore




Dall’alto.
Storia di un campanile e di un campanaro
di e con Giacomo Trevisan.
In collaborazione con l’associazione Flabby Face e Ratatuie

Don don don. Ogni giorno ci sono storie che iniziano e finiscono. Din din din. Chi le ascolta? Chi le racconta? Dan dan dan. Un testimone silenzioso, il suo guardiano e le storie di una comunità. Dall'alto è uno spettacolo verticale, su 170 gradini, per 5 spettatori. Un viaggio da compiere guidati da un campanaro narratore dentro un monumento vivente, custode della pianura della bassa friulana.

Grazie a mons. Ivan Bettuzzi, parroco di Codroipo

Posti disponibili a giornata: 42.
Sette spettacoli a giornata, sei spettatori per spettacolo (ore 15, 15.30, 16, 16.30, 17, 17.30, 18)
Ingresso gratuito.
Info e prenotazioni: 347 - 1531943 / info@ratatuie.com

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Electronicgirls è lieta di invitarvi a Le pioniere dell'elettronica
Venezia, venerdì 5 ottobre 2012 dalle ore 18.00
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Dalle 18 alle 20 vi aspettiamo per un aperitivo al Caffè Rosso, Campo Santa Margherita, dove sarà disponibile in anteprima il volume Le pioniere della Musica elettronica.

La presenza femminile ha accompagnato la nascita dell’elettronica sin dai suoi primi vagiti. Benché numerosi e fondamentali, i primi apporti delle donne in questo campo sono    ancora poco noti al grande pubblico. Le pioniere della musica elettronica di Johann Merrich (Auditorium Edizioni 2012) vuole essere un invito alla riscoperta delle attività di quante hanno contribuito alla costruzione del panorama sonico contemporaneo. In questo volume biografie e interviste scorrono parallele alla storia degli strumenti elettronici mentre un CD con brani di Daphne Oram, Bebe Barron, Delia Derbyshire, Laurie Spiegel, Suzanne Ciani, Alice Shields, Daria Semegen, Pauline Oliveros, Teresa Rampazzi e Doris Norton accompagna il lettore in questa entusiasmante storia della musica elettronica al femminile.
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Dalle 20:30 alle 22:30 al Teatro Ca' Foscari a Santa Marta Veniero Rizzardi presenterà il volume. 
A seguire:

Annusavamo fiori di fibra ottica,  spettacolo teatrale progettato per diffondere la conoscenza e l’impegno delle donne nella musica elettronica.  Gli attori dell’associazione La Noce Teatro (Ilaria Pasqualetto e Giacomo Trevisan, con la partecipazione di Giancarlo Previati) si alterneranno in scena nei panni di Clara Rockmore, Lucie Bigelow Rosen, Leon Theremin, Daphne Oram, Delia Derbyshire, Bebe e Louis Barron. I temi dello spettacolo saranno a cura di Chironomia e Johann Merrich.

Golden min., the fantastic and irrational number,  prima performance realizzata da 21, gruppo di improvvisazione formato da performers e compositori di musica elettronica il cui scopo è l’indagine e la resa in scena della sequenza dei numeri di Fibonacci nei diversi piani della realtà. Musicisti (in ordine di entrata): Chironomia, Bertrand Rossa, Anna Magdalena, P.P. Buck, Johann Merrich, La Capra, [pax:~], Alessandro Ragazzo. Performers: Marianna Andrigo, Valentina Dal Mas, Elena Annovi, Anna Romeo.


Tecnico audio: Aldo Aliprandi
Tecnico luci: Alessandro Scarpa
Direzione artistica: Ilaria Pasqualetto

Con la partecipazione di:
Auditorium Edizioni
C32
electronicgirls
La Noce Teatro
MusiCaFoscari
Veniero Rizzardi

Con la collaborazione di:
Antonio Campanella
Matteo Messinese



VENERDÌ 5 OTTOBRE


dalle 18 alle 20
buffet al Caffè Rosso


dalle 20:30 alle 22:30 
spettacolo teatrale e performance

Teatro Ca’ Foscari Santa Marta, 
Dorsoduro 2137, Venezia

INGRESSO LIBERO



per info e prenotazioni



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Fra i movimenti della tua testa

Non sono capace di svelare enigmi
o costruirne di nuovi
pure se da sempre mi affascinano.

Quindi non so dire
cosa si nasconde dietro i tuoi gesti -
fra i movimenti della tua testa.

Non so neanche dire
se
ci siamo mai abbracciati?

Cos'è la (mia) poesia

E' con una buona dose di presunzione che condivido questa riflessione sperando che faccia pensare ad un argomento a me molto caro.

Premessa/Conclusione al lettore
Mi piacerebbe che in quello che scrivo tu riconoscessi te stesso o te stessa (e non me), vorrei che tu pensassi di leggere qualcosa che ti riguarda da vicino, che tu ci trovassi qualcosa che fa parte anche della sua esperienza, che tu vivessi e usassi le mie poesie.

Cos'è la (mia) poesia
Secondo Antonio Gramsci tutti gli uomini sono filosofi. Secondo Gustavo Gutierrez tutti gli uomini sono teologi. Secondo me tutti gli uomini sono poeti.
O, per essere più precisi, filosofia, teologia e poesia interessano tutti gli uomini.

Questo perché la poesia è nella vita, e vivere autenticamente significa fare poesia. Fare poesia è fare le cose con amore, farle perché ci fanno stare bene e ci fanno stare meglio con gli altri. La poesia non ha un compito preciso: è. Così come l'Amore non ha un compito definito, uno scopo, ma semplicemente esso è lo scopo di se stesso. Non può avere altro fine che se stesso, ma solo quello di cercare un amore sempre più grande.

Questa è - naturalmente - la MIA idea di poesia.

La poesia è già nella vita, dunque si tratta solo di farci attenzione. Certo, a volte è tragica, poco piacevole da vivere o da leggere, ma è sempre poesia; e c'è. E non è nelle parole, ma proprio nello scorrere della vita. Le parole scritte fungono da detonatore per far esplodere quello che non si vede, ciò che lascia stupefatti; quella è la Poesia, l'Amore, appunto.

Le mie poesie, dunque, sono frammenti del reale che assolvono questa funzione, momenti che non necessariamente mi rappresentano, proprio perché per il loro essere poesia parlano inevitabilmente anche di qualcos'altro. Quindi la lettura che ne consiglio non è una fotografia delle mie vicende umane personali (se volete sapere come sto il modo migliore è chiedermelo, per intenderci, non dissezionare i miei versi).

Premessa/Conclusione al lettore
Mi piacerebbe che in quello che scrivo tu riconoscessi te stesso o te stessa (e non me), vorrei che tu pensassi di leggere qualcosa che ti riguarda da vicino, che tu ci trovassi qualcosa che fa parte anche della sua esperienza, che tu vivessi e usassi le mie poesie.

Photo Credit: afirewaves via Compfight cc

Amami, Venezia!


Io, da parte mia, mi sforzerò di amare tutte le cose che di te non comprendo, tutti i tuoi misteri inconsapevoli, tutte le strategie che non so interpretare, le tue calli oscure nelle quali non posso entrare.
Non sono di quelli che vogliono o possono risolvere le tue contraddizioni, non ne sarei capace, né voglio cambiarti o renderti la libertà che non sai di aver perduto. Ti abbraccerò soltanto, facendomi spazio fra le tue paranoie, convinto che basti a farti capire che per me sei speciale.
E per questo so che non mi baderai nemmeno, perché tu non vuoi uomini liberi, ma turisti al tuo comando.

Vorrei incontrarti per caso

Vorrei incontrarti per caso,
seduti al tavolino di un bar
o fermi all'angolo di una strada
con le biciclette immobili
per guardarci negli occhi.

Sarei bravissimo a fingere
di non essere alla tua ricerca da sempre,
di non aver passato giorni interi
a inseguire il tuo volto
nella forma delle nuvole,
nelle risate dei bambini
da cui vorrei imparare la fiducia.

Sarei bravissimo a fingere
che non sia la tua voce
ciò che più mi manca.

Adoro la chiarezza delle porte in faccia

Adoro la chiarezza delle porte in faccia
la leggera libertà dei NO! ben scanditi
la schiettezza rassicurante che accompagna
ogni rifiuto e tutti i gesti definitivi
le infinite possibilità che iniziano
quando tutto finisce

Come se non te ne importasse nulla

-- qui ci sarebbe la tua foto --

Devi comportarti come se non te ne importasse nulla se vuoi sopravvivere a questi maremoti d'emozioni, all'assenza di risposte plausibili (evitando le risposte plausibili che ti vengono in mente, ma non ti piacciono).

Gli occhi non rispondono
alle domande, accidenti!

E' solo l'attesa quello che possiedi ora. L'attesa di una ragazza che non assomiglia alla luna, che non ha proprio nulla a che fare con la luna o le stelle, che non assomiglia a nessun pianeta, a nessun satellite. Perché non ha nulla a che fare con quest'universo, ecco perché; è altro, è fuori scala. (Ed è un vero Peccato che le vogliano far credere che così non è... questo la rende un po' triste).
Ah, se potessi urlarlo a tutti... se nulla mi trattenesse dal farlo! Urlerei: Mi vuoi nella tua testa? Mi farei proprio un bel monolocale. E non dovrei mandarti sms e vivere nell'angosciosa attesa delle risposte (nell'illusione che magari l'sms non arrivi per problemi tecnici), perché ti potrei sussurrare tutto all'orecchio. Non dovrei mandarti sms in quattro parti per farci stare una lunghissima poesia, mi basterebbe scendere al piano di sotto e guardarti negli occhi.

Tu sei il mio orizzonte

Tu sei il mio orizzonte
l'approdo di ogni viaggio
di ogni mio pensiero.
Mi perderò e tu mi ritroverai
ti perderai e io ti ritroverò.

Torno a pensarti (non ho mai smesso)

Torno a pensarti (non ho mai smesso)
non smetterò mai di provare a stupirti
non smetterò mai di inventare un gioco
un segreto solo per noi due
consumando le parole
tutte le azioni
ogni momento
solo per farti capire che
tutto è per te

E' fatto di ricordi il filo che ci lega

E' fatto di ricordi il filo che ci lega
un pensiero dolce, l'abbraccio in cui ci sciogliamo,
un bacio intenso, il brivido del contatto.

E ancora non è nulla.
Ma quando ci incontreremo
sarà come una festa
l'esplosione di un fuoco artificiale
l'incontro di occhi curiosi.

Io non voglio diventare grande
ma crescere con te,
imparando la cura che si deve avere
per ciò che è prezioso.

De sidera

Stai guardando le stelle stanotte? Cadono.
Il cielo brilla quasi come i tuoi occhi,
come le lance dei soldati di Cesare
che luccicano nel cuore della notte
in attesa di massacrare il nemico
nella versione che fingo di tradurre.
Mentre le mie stelle cadenti
sono lacrime che trafiggono.



N.B. Nota dell'Accademia della Crusca:
L'etimologia della parola desiderio ci rimanda al De bello Gallico: i desiderantes erano i soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare quelli che dopo aver combattuto durante il giorno, non erano ancora tornati. Da qui il significato del verbo desiderare: stare sotto le stelle ed attendere.

Comprendere. Il solito post estivo



Stamattina mi sono svegliato con una strana voglia di scrivere, allora, siccome assecondo le mie sensazioni come regola di vita, lo faccio. Metto su della musica per accompagnarmi. L'album è Heligoland, Massive Attack. Me l'ha consigliato tempo fa (ed anche passato, se non erro) il mio amico Massimo, che adesso non vedo da un po' di tempo; da quando sono tornato da Venezia, esattamente, che poi è stata l'idea più geniale che io abbia avuto nell'ultimo periodo, la più utile a me come persona e credo anche alla mia creatività e al mio percorso artistico.
Quel ragazzino che parla un sacco (e dovrebbe imparare infatti quando stare zitto) ieri ha detto una frase verissima che si adatta bene a questa situazione: chiusa una porta si apre un portone. La situazione è quella in cui ho perso una bella opportunità di fare ciò che mi piace e venire pagato per quest'opera meritoria. Ma non è che mi dispero, mi dispiace, mi dispiace tanto. Credo che l'umanità ci abbia perso qualcosa. Ecco, mi dispiaccio per l'umanità, che già ha tanti problemi e forse non poteva permettersi di perdere l'occasione di ascoltare la mia trasmissione. O forse no, sai poi tu che portone mi si aprirà ora? (Alla fine questa è una pagina di diario, ne più ne meno) Comunque la colpa è vostra che non avete votato abbastanza, maledetti!
Questo disco è proprio bello, ve lo consiglio pure a voi. Con Massimo dovevamo vederci per il concerto dei Radiohead, ma a quelli gli è caduto il palco. Cavolo. Fanno le cose con tanti milioni e poi gli cade il palco? Ma non possono fare meglio le cose. Le disgrazie accadono, è così che succede. Quel ragazzino che parla un sacco avrebbe da dire qualcosa al riguardo: un discorso delirante sul satanismo come vera religione. Mamma mia! Cose trite e ritrite dai secoli dei secoli ancora vengono proferite in giro per il mondo e c'è gente che ci crede e le ripete. Mentre il discorso vero [AMATEVI!], non se lo fila nessuno. Ma come si fa? Ma è tanto difficile? Pure a me stanno antipatiche delle persone, ma piuttosto che disprezzarle cerco di comprenderle. È difficile comprendere. Ma io pure mi sforzo! Potranno ben farlo anche gli altri!? Negare comporta sempre uno sforzo eccessivo, mentre comprendere è rigenerante. Parlo come un santone, per fortuna arrivano le vacanze.

Votate!




Ecco qui la trasmissione numero zero, andata in onda sabato scorso.

Da qua potete votarmi, se vi sono piaciuto: http://www.ondefurlane.eu/joy/

"Teatri di sunôr", puntata zero!

Ciao a tutti, il lungo silenzio è dovuto ad una marea di impegni che sto affrontando in questo periodo... non ultimo quello che mi farà approdare Sabato 30 giugno, alle 9.40 su Radio Onde Furlane (90.0 Mhz), con la puntata zero di "Teatri di sunôr"!


Se non siete fortunati possessori di un apparecchio radiofonico potrete ascoltare la trasmissione in streaming qui http://www.ondefurlane.eu/


Si parlerà di teatro in Friuli (Festival Omissis), potenza del suono e ascolteremo della buona musica, spero riuscirete ad esserci!!!


E se poi la trasmissione vi piacerà vi chiedo cortesemente di votare qui http://www.ondefurlane.eu/joy/ per farmi vincere il concorso di Joy!

Le nostre piccole rivoluzioni

Faremo
le nostre piccole rivoluzioni
rispondendo gentilmente
al millesimo cliente da McDonald
al centesimo automobilista
che ci chiederà
benzina verde senza piombo
e a chi riattaccherà
senza ascoltare
quali vantaggi potrà ottenere
dal nostro prodotto
al momento in cui ne avesse bisogno
saremo gentilissimi e comprensivi
mentre cercheremo di capire
cosa vogliamo essere
davvero
che questo poi è il problema
tentando di trasformare in lavori
le nostre passioni
per sentirci dire bravi dai nostri zii
per non dover aspettare la paghetta
alla fine del mese
come a dodici anni
ora che ne abbiamo trenta

Intervista a David Rokeby


Qui l'intervista ad un vero genio, David Rokeby che è quello del video.
Rokeby è un artista e installatore, Very Nervous System è sicuramente la sua opera più conosciuta e rivoluzionaria sotto diversi aspetti per la concezione del rapporto corpo-performace-suono.

Questo è un altro tassello del percorso nei Teatri Sonori che porto avanti da ormai due anni e sono davvero contento che abbia trovato posto su musicaelettronica.it

Altre news: sono passato alla prima selezione di Joy e ora siamo in pieno "periodo di apprendistato". Non so ancora bene cosa metterò dentro la mia trasmissione, ma ci saranno il teatro e il suono sicuramente.

Festa dei Folli 2012



Arriva la Festa dei Folli, il raduno friulano di giocoleria organizzato a Codroipo (UD) dal gruppo “Ratatuie – Teatro di strada”.
L’iscrizione comprende workshop, cena del sabato, colazione e pranzo della domenica, possibilità di dormire in una struttura adiacente ai luoghi del raduno, e un fantastico gadget!! (sono previste anche iscrizioni ridotte solo per i workshop del sabato visita il sito www.ratatuie.com).

Ecco il programma dettagliato:


SABATO 26
14.00 iscrizioni
15.00 workshop: Equilibrismo e acrobalance a cura di Marco Grillo, Giocoleria livello avanzato a cura di Stefano “Diablista” Mestroni, Magia a cura di Daniele "Lenard" Ridolfi, e altre sorprese.
18.00 aperitivo giocoloso
19.30 - 20.30 cena
20.45 “La Notte dei Folli” - Gran Galà di giocoleria in piazza Garibaldi con Mr. Bang (Torino), Lenard (Codroipo), Diablista (Trieste), Clown Barabba (Croazia) e le Ratatuie
22.30 Concerto in piazza Garibaldi degli “Skaworkers”



DOMENICA 27
10.00 colazione
12.30 pranzo
14.30 preparativi per animazione
16.30 "Festa Folle!" - Animazione in piazza con il "Ludobus di Badagu" (Torino) con i giochi della tradizione piemontese e con i giocolieri del raduno. Gran finale con La Corte dei Miracoli (Francia)
19.00 saluti


www.ratatuie.com

L'orologaio





So che non aspettavate altro! Ma la vostra pazienza è stata premiata con questa perla: "L'orologaio", un cortometraggio realizzato nell'ambito del Festival Corti a Ponte, sezione Corti in 48 ore dall'equipe BiEffeTi

Un'antica maledizione... un tristo orologiaio e... un gaio orologaio che la maledizione spezzerà contro ogni diversità! Questi gli ingredienti del corto che vi propizierà sogni infiorati!

L'orologaio
Con Matteo Umberto Giuseppe Badetti e Giacomo Trevisan
Riprese e montaggio di Giovanni Fortunato
Filmed with: Panasonic AF101E.
Lenses: 20mm e 45mm Lumix

Electronicgirls download now!


Nuovo articolo su musicaelettronica.it, questa volta parlo delle Electronicgirls, non solo un collettivo di artiste elettroniche di altissimo livello, ma soprattutto una netlabel nata nel 2010 e di altissimo livello!
Da martedì scorso è scaricabile totalmente FREE la loro seconda compilation (qua sopra l'affascinante copertina): Electronicgirls Crossing the Line!
Io vi consiglio caldamente di ascoltarlo di perdervi dentro le spirali sonore, di ballarlo, di cantarlo! Tanto è gratisssss! Download now!

Teatri sonori // Teatri di sunôr




Il mio intervento per "Joy! Ce biele zoventût" di Radio Onde Furlane.
Ho accostato le voci del teatro e della radio, di oggi e del passato, di vivi e morti.
Buon ascolto!
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Il gno toc par "Joy! Ce biele zoventût" di Radio Onde Furlane.
I ai metût adun lis vôs dal teatri e chês de radio, di cumò e no, di int vive e di int muarte.
Buine scolte!

Un giorno tutto questo sarà tuo


Non mi ha mai convinto il luogo comune che dice che i giovani di una volta erano più educati e rispettosi dei giovani di oggi, non credo proprio che sia vero. A mio parere è semplicemente vero che ora è raro che l'educazione arrivi in maniera coordinata ed equilibrata in tutti gli ambiti in cui i giovani si muovono: famiglia, ambienti ricreativi e sportivi, luoghi di ritrovo e svago nel tempo libero, scuola. Capita che o tutto sia permesso sempre, o tutto sempre proibito; o ancora non ci sia nessun tipo di regolamentazione, nessun "suggerimento" per aiutare un bambino-ragazzo a capire cosa è opportuno fare in ciascuno degli ambienti in cui si trova a vivere. E' così che succede sempre più spesso che la maleducazione passi dall'ambiente di casa (dove ognuno è libero di educare i propri figli come vuole) all'ambiente sociale (pubblico) senza che ciò generi preoccupazione nei genitori, né tantomeno nei giovani. Inoltre è vero, a mio parere, che veniamo da circa trent'anni di martellamento ideologico sulla scarsa importanza delle regole, a favore delle idee legate ai valori del pensiero edonista del capitalismo.
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Questa premessa perché venerdì andando verso Venezia (Regionale delle 15.18 da Udine a Venezia S.L.) ho assistito ad uno di quei quadretti che solo le Trenitalia è in grado di regalare.
I protagonisti:
LA NONNA: una signora per niente vecchia anche se nonna, al massimo aveva 65 anni, ma dico massimo massimo, eh! Immersa nella lettura del suo "TOP QUALCOSA", rivista gossippara con il faccione di una Michelle Hunziker ridanciana in copertina (all'interno grandi scoop sui suoi ultimi diciotto amori, credo...).
ALEX: bambino di 8 anni, dapprima impegnato in complicate evoluzioni sul suo posto a sedere che mi hanno ricordato il modo di spostarsi dei piccoli di scimpanzè, poi impegnato ad allargare il suo raggio d'azione a tutto il vagone, spostandosi fra i gruppi di sedili e fermandosi a mitragliare di domande alcune studentesse scelte a caso.

Scena I
Alex fischietta per circa 10 minuti. La nonna ripete ogni circa 20 secondi la frase "Alex, smettila!". Alex continua imperterrito, la nonna non si alza, non lo richiama in altro modo. Nessuno dice nulla (io mi trattengo per non sembrare intollerante o maleducato).

Scena II
Alex intervista per almeno un quarto d'ora a volume altissimo (cosicché tutti gli inquilini della carrozza possano beneficiare della sua innata simpatia, immagino) una ragazza che dichiara di studiare antropologia (il comportamento degli uomini, spiega al bimbo Alex, il quale ribatte "E perché non delle donne?" Sagace.)

Scena III
Subito seguente alla scena II. Qui vale la pena di riportare le frasi esatte.
LA NONNA: Alex smettila di dare fastidio!
ALEX: Nonna, l'unica che dà fastidio qui sei tu!

Ora ci si aspetterebbe una qualche reazione, dalla nonna, da un qualsiasi viaggiato del treno, da me. Invece la se la ride, si guarda un po' attorno, incontra lo sguardo divertito di una ragazza seduta poco distante e continua a leggere il suo giornale di pettegolezzi...

Perché un bambino non dovrebbe rispettare sua nonna? Perché non dovrebbe capire quando è il caso di smetterla? Perché non dovremmo spiegargli che il suo non è affatto un atteggiamento simpatico quanto crede? Perché dovremmo lasciargli credere che questo spontaneismo va bene, è sano e gli gioverà tanto in futuro? Eh, perché? Perché? Non rispondete, eh?

Radio = teatro di suoni

Sabato scorso ho partecipato a Joy!, concorso di Radio Onde Furlane, a mio parere un'iniziativa non solo divertente ma soprattutto intelligente per mantenere vivo e attivo l'uso e l'interesse per la lingua friulana.
Nei prossimi giorni dovrebbe anche essere disponibile il file audio della mia performance! (Non avrei mai immaginato di arrivarci così tanto emozionato...).
Per intanto, per tutti, vi propongo (in lingua italiana) il mio intervento, dal momento che va anche al di là del fenomeno "radio" toccando gli argomenti del Teatro Sonoro di cui mi occupo da un po' di tempo.
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TEATRI DI SUNÔR



Iniziano così i miei 5 minuti di radio che ho deciso di intitolare: Teatro Sonoro. E quale maniera migliore di iniziare una riflessione sul teatro alla radio se non ascoltando il più grande e rivoluzionario degli uomini di teatro del '900:Carmelo Bene.

Ma perché? Cos'è la radio? Questa Cenerentola della comunicazione di massa? Ha senso parlare/ascoltare ancora la radio nel terzo millennio? L'era di internet? Per me sì. Forse ancora più di prima e di sempre. Almeno quanto ha ancora senso il teatro, che come la radio è un luogo non-luogo per eccellenza, dove possiamo far convivere spazi e tempi lontani e differenti, possiamo far dialogare vivi e morti. Come a teatro, anche alla radio si fa veramente finta di fare sul serio! La radio da sempre ha il potenziale più grande fra i mezzi di comunicazione, perché prima di tutto la radio sta nella testa, è un fatto mentale.

E di cosa vive la radio? Di suono. Ecco, questa è la ragione di questo brano di Bene che vi ho proposto, perché il linguaggio della radio, come il Grande Teatro, diventa comprensibile nell'ascolto, a tutti i livelli. Tutto è riposto nei significanti, non nelle parole, nel senso o nel significato. Come per la musica, il teatro, quello vero, è comprensibile anche da persone di lingue differenti. Come per la radio quello che vince ed affascina è la Babele linguistica, ciò che Carmelo Bene chiamava phoné.

Su questa traccia ascoltiamo un altro brano, del tutto diverso. Dal teatro ci spostiamo sul vero e proprio piano musicale, con i Quintorigo, che tal teatro Ariston, nel lontano Sanremo '99 hanno sconvolto gli ascoltatori con questa canzone: Rospo.


Torna quello di cui abbiamo parlato prima, la parola che si trascende nel suono, diventa musica con la musica. Naturalmente il passaggio è meno marcato che in Bene, ma la parola recitata/cantata è il mezzo anche qui per scardinare la tranquillità del linguaggio ordinario.

Ed ora, per proporre una sintesi del percorso di questa parola teatrofonica ecco un gruppo italiano che negli ultimi tempi sta riscuotendo un buon successo, ripensando in buona parte il modo di fare musica rock in Italia, proprio ripartendo dall'idea di teatro come luogo di suoni. Parlo del Teatro degli Orrori, che sin dal nome compie un esplicito riferimento al Teatro della Crudeltà di Artaud; l'idea di teatralità del suono/parola nel Teatro si comunica all'intera concezione della drammaturgia sonora. Parola e suono concorrono a rafforzarsi a vicenda, senza rispettare una precisa gerarchia, ma puntando solo ad arrivare all'orecchio dell'ascoltatore con più efficacia che mai.

Se il tempo è tutto uguale

Non solo non ci sono più tempi diversi,
ma non ci sono più attese, rituali, cicli.
Chi sa quali sono le feste cristiane?
E quelle ebraiche o  mussulmane?
Chi sa quando vanno piantate le mele?
Quando vanno raccolte le arance?
Ha ancora significato l'espressione "frutta di stagione"?
Sai che festa celebreremo domani?

Manifesto I

Siamo arrabbiati, siamo indignati, ci lamentiamo
di tutto quello che non va (al solito, non va mai bene niente).
C'è chi vuole fare la Rivoluzione,
ma non sa neanche da dove cominciare
per mettere la firma sul modulo di adesione.
E poi, quando all'improvviso
si materializza fra le mani la tua Possibilità... non sai che fare!

Resistete alla tentazione di diventare borghesi (= consumatori ciechi)
prima ancora di aver provato l'emozione di essere umani.
E' sbagliato affollare i centri commerciali la domenica!

Non credete a quelli che vi dicono
che tanto non cambia nulla o che
è più facile associarsi all'idea degli altri.
Dite le vostre idee
e non vi spaventate quando per attuarle
vi verranno a presentare il conto.
Vi chiederanno dei sacrifici
questo dovete saperlo.

Per trent'anni ci hanno rimbambito, cioè ci hanno trattati come bambini.
Ci hanno fatto diventare incapaci
di pensare a noi stessi e
ci hanno tolto anche il solo vago sospetto di saperlo fare.
Tutto va bene così com'è,
è sempre andato e sempre andrà,
perché tutti fanno così.

Ad esprimere se stessi si ha paura.
A parlare di altro da sé non ci hanno lasciati preparare.

Ma io ho visto degli occhi lucenti, curiosi.
E so che da quest'epoca soffice
di rumori attutiti ci si può svegliare.
Rimbocchiamoci le maniche, studiamo.

La Lega non ti abbandona


Stamattina passeggiando per la mia città sono passato davanti alla sede locale della Lega Nord e appeso sulla porta c'era lo storico manifesto che vedete qua sopra. Si tratta di uno dei manifesti "standard" del partito, un grande classico, un evergreen della comunicazione. La lega è dalla parte del Popolo, dalla parte di chi è in difficoltà; ti sta vicino proprio quando ne hai più bisogno, non si dimentica delle esigenze anche del suo elettore più umile. Siamo ad un passo da evocazioni evangeliche.

Lo slogan suonava bene fino a venti giorni fa. Oggi che sappiamo suona surreale; si è trasformata in una frase di conforto ad un amico in difficoltà: "Non ti scoraggiare Umberto, noi militanti non ti abbandoniamo, siamo pur sempre con te." Completamente stridente rispetto al contesto 'Italia' di questi giorni. Diventa quasi inutile infierire. Nel "sistema Italia-statomafia" ci sono ormai TUTTI i partiti.

Ma la mia vuole essere una considerazione semantica, legata al contesto. Stessa immagine (anche questa ormai da tempo distante dalla realtà dell'uomo Umberto Bossi), stesse parole; effetto contrario e devastante rispetto agli scopi previsti. Verrebbe quasi da sorridere. Ah, ah.

P.S. Quello che consiglio ai militanti della sezione di partito in questione (ammesso che mi leggano) è di rimuovere il manifesto, ci fanno più bella figura.

Non chiamiamolo calcio


Ieri, l'avrete sentito e forse visto, è morto in campo il calciatore Piermario Morosini. E' chiaro che si tratta di una tragedia. Ed è altrettanto chiaro che la Figc ha fatto benissimo a sospendere tutti i campionati.
Ebbene, io ho sentito con queste orecchie più di una persona affermare che "Vabbè, ma dopotutto cosa hanno fermato le partite a fare, cosa cambia? Potevano giocare lo stesso, no?". Sui blog leggo le affermazioni di alcuni tifosi convinti che  dopotutto anche Morosini stesso avrebbe voluto che lo spettacolo andasse avanti ("the show must go on"), visto che lui il calcio lo amava tanto. Ma lui amava il calcio, che è uno sport; uno sport che come tutti gli sport insegna per prima cosa il rispetto, il sacrificio, il lavoro duro.
Sono convinto che il rispetto comprenda anche il fatto di fermarsi di fronte alla morte. Magari riflettere (ma non voglio chiedere troppo).
E' evidente che ormai per il calcio non si può più parlare di sport. E' tutto un grande spettacolo dove a contare sono solo i soldi: chiamiamolo con un altro nome; anzi, vi propongo di inventarlo, a me viene solamente "solcio" (soldi+calcio) (anche se la bruttezza del suono fa pensare a qualcosa di veramente orribile, come il calcio attuale).
Che il calcio sia finito sono gli stessi tifosi ad affermarlo con le loro parole e le loro azioni; magari quelli che comprano fissi, ogni giorno, la Gazzetta dello Sport, il giornale più inutile che esista.
Ma che ve ne frega di vedere ragazzotti strapagati che fingono di giocare uno sport per compiacere sponsor, società, reti televisive che ogni anno si spartiscono montagne di milioni di euro alla faccia vostra?
Ma non vi sono bastati gli scandali doping, partite truccate, gli sponsor che impongono la presenza di determinati giocatori in campo, il calcioscommesse?
Lo ammetto: anch'io sono stato tifoso, ma ho smesso a 15 anni, all'epoca dello scandalo del doping e di Zeman (ma Zeman non è uno scandalo, sia chiaro); se fino ad allora si è fatto finta di niente, almeno dal '98 è evidente che questo "calcio", il nostro sport nazionale, sport non lo è più; è una grande finzione e tutti quelli che ci credono sono degli allocchi (e in fondo al cuor sanno anche di esserlo).
Lasciate perdere questo calcio, ritorniamo alla cara e vecchia disfida "scapoli-ammogliati", alle porta fatta con le cartelle, alla partitelle all'oratorio (per i pigri basterà il calciobalilla), alle domeniche passate al parco.

Discorsetti dalla provincia

Cosa significa essere ritornato in provincia? Cosa significa che ci sto così bene? Cosa significa il non riuscire a correggere i propri errori in almeno sedici anni di vita? (Fa impressione detto così, ma forse aiuta). Ci dovrò ritornare su pian piano, un po' alla volta, mentre inizio a scrivere queste pagine, mentre proseguo a viverle.
Non me ne frega niente del maledettismo, non voglio rimanere intrappolato nei "complessi", nel parlare di me e i campi solitari che non esistono neanche più; c'è già troppa gente che parla di sé (tutti parlano di sé). Questa provincia ha bisogno di qualcos'altro! Quindi: a) evitare come la peste la vena di narcisismo che affligge ognuno di noi; b) gli atteggiamenti da eterno battuto, perdente incompreso, che tentano di continuo, che sono così comodi, rassicuranti. Offrono la personale certezza di non essere capiti da nessuno ed essere per questo meglio di chiunque. No, non mi interessa.
Cosa deve fare la letteratura? Resta così poco da fare. Occupare il tempo, evitare di essere retorici, nominare le cose. Trattare: il meraviglioso, l'assurdo, il reale solo quando si presenta sotto aspetti del tutto irreali. Ecco, così forse si potrà anche parlare della società contemporanea, nominarne l'amoralità, la mancanza di valori, l'asocialità imperante senza risultare terribilmente noiosi. (Che poi questo incida nella realtà stessa è compito di chi legge).

Tu, Italia, non sei innocente

Non c'è bisogno di avere colpa per essere colpevoli,
soprattutto in questo Paese
dove tutti pensano a se stessi solo nel ruolo di vittime.
Predisposti geneticamente.
Tutto il male è nato ben prima d'Italia.
E se tutto quel che accade è accaduto,
nulla accadrà che non sia già accaduto.
Forse un tempo, il mio
sarebbe stato il ruolo del poeta, ma
in quest'epoca di penuria
posso essere tutt'al più
un testimone e
nemmeno un testimone
è esente dalla colpa.
Tu, Italia, non sei innocente
perché l'innocenza non esiste.
Tutto sta nel capire
quale sia il tuo peccato.
Il peccato è necessario, ma
Tutto sarà bene, e
Ogni sorta di cose sarà bene.



(Questo è uno dei monologhi del Buio, estratto da un testo teatrale in versi su cui sto lavorando da qualche tempo dal titolo Storia d'Italia)

L'editoria del cuore

Così, dunque, pare che uno non ci debba pensare all'Amore se lo vuole trovare. Anzi - dice Mary - addirittura è meglio non crederci nell'Amore, così uno non ci pensa proprio e quando uno vive rilassato, allora lui - l'Amore dico - magari arriva.
Allora io ci penso troppo, ecco perché.
Siccome poi io ci penso alle cose, allora ecco che mi vien da pensare che forse se è valida l'equazione "Non credere nell'Amore = l'Amore arriva" forse è anche valida l'idea "Scrivi cose che non pubblicheresti mai = pubblichi cose" (questo post ne sta diventando via via la prova provata).
Allora mi metto alla scrivania a buttar giù le paturnie della mia mente ed ecco che magicamente si tramuteranno in materiale irresistibile alle masse e tutti mi chiederanno di dispensarne al volgo. Che difficile la ricercatezza della banalità.
Io non voglio produrre merce, beni di consumo. Non sono mica Fabio Volo. (A rigore la cosa più giusta sarebbe non essere pagati, vivere come sciamani grazie alle offerte e al sostegno della comunità così da evitare ogni possibile fraintendimento. Certo, questo potrebbe accadere se alla comunità importasse qualcosa). Ma è sin troppo facile dare contro a Fabio Volo e inoltre siamo in Settimana Santa, quindi è giusto non infierire.

Nuovi Teatri Sonori


**momento autopromozionale**
Potete leggere qui la mia recensione dello spettacolo "Beatrice all'inferno, diabolus in musica" di UbikTeatro andato in scena il 16 marzo scorso al Teatrino della Groggia di Venezia.
Buona lettura!

Beatrice all'inferno!


16 marzo 2012 ore 20.30 - Inaugurazione Cantiere Groggia
Teatrino Groggia, Cannaregio, 3161 – Venezia 30121

Ubik Teatro
Beatrice all’Inferno
ideazione Andrea Santini
con Francesca Sarah Toich e la partecipazione straordinaria di Xena Zupanic

Francesca Sarah Toich, per due volte vincitrice del premio assegnato al miglior giovane interprete della Divina Commedia, si esibirà in letture di brani celebri dall’Inferno rielaborati in suono elettronico da Andrea Santini, a dare corpo ai più profondi e lividi gironi infernali in cui si muoverà la performer Xena Zupanic, una Beatrice caduta dalle sfere celesti in un tappeto di immagini infernali.
La serata è in memoriam Carmelo Bene.

Citati Brown Coelho e Faletti: polemiche


Oggi, entrerò nel caldo del dibattito culturale, visto che si parla di forma e sostanza e sono cose che mi piacciono e mi interessano.

Pietro Citati (che non è proprio un pirla qualsiasi) ieri, in un articolo sul Corriere della Sera, si scaglia contro i bestseller (in particolare facendo i nomi di Dan Brown, Paulo Coelho e Giorgio Faletti) rei di abbassare i livelli letterari di stile e qualità (immagini, trame). Per Citati meglio non leggere affatto che leggere simile spazzatura.

A parte che trovo sia meglio leggere spazzatura che non leggere affatto (almeno si spegnerà la televisione, speriamo), a parte che non capisco perché un autore che vende tanto dovrebbe essere automaticamente etichettato come colpevole dell'abbassamento del gusto o della qualità letteraria, a parte che Citati scorda di fare il nome di Fabio Volo, lui sì vero flagello dell'editoria italiana, a parte che la risposta di Faletti è arrivata a stretto giro già in serata e dall'avamposto televisivo di Vanity Fair della Bignardi (insomma, pubblicità un po' per tutti), a parte tutto le critiche andrebbero sempre puntualizzate. E invece Citati è generico.

A mio parere, nel trio sopracitato, l'unico che difetti di qualità nei contenuti, nel meccanismo drammatico e nello stile (però le traduzioni in questo caso contano) è Coelho; con buona pace di Citati Brown e Faletti sanno cos'è la suspence e sanno tenerti incollato al libro alla ricerca della soluzione al mistero fino alle ultime pagine (si potrà discettare sul loro stile, ma è uno stile da bestseller appunto, fatto per parlare a tanti). Perché vendere tanto dovrebbe essere un demerito? (Chi scrive per essere letto solo da 25 persone, eccettuato Manzoni?).

Non si condannerà invece mai abbastanza la letteratura di Coelho, superflua e saccente in maniera fastidiosa; una nuova verità da spacciare ogni sei mesi, come se solo lui sapesse il segreto significato dell'esistenza e ce lo venisse a svelare. Mi sta sulle palle solo a pensarci. Tecnica zero, profondità zero, interessi zero. (Non mi ripeto, ma un uguale discorso si può fare su Volo, salvo la minor frequenza produttiva).

Chi non vorrebbe scrivere un bestseller? La gente li compra e almeno legge qualcosa... magari, ripeto, spengono anche il televisore! E allora perchè demolirli?

Nell'illustrazione un bel libro, se volete.

L'idea che ho di te


Forse non so spiegarmi
o tu non sai capirmi.
Il punto chiaro è
che
qui qualcosa ci sfugge,
non è la prima volta.

Ma non ti preoccupare
possiamo andare avanti,
basta ignorare il fatto
che
così, sai, si distrugge
l'idea che ho di te.

Anteprime - Festa dei Folli 2012


Fervono i preparativi per la Festa dei Folli 2012 - IV raduno regionale di giocoleria del FVG
il 26 e 27 maggio a Codroipo
Iniziate a tenervi liberi!

In caso di crisi 0#

Ho deciso!
Da domani inizio a pubblicare stralci di un progetto che ho nel cassetto da un po' di tempo e che mi sono stufato di veder ammuffire ogni volta che riapro quel cassetto: una serie di illustrazioni, gag, battute e scemenze e chi più ne ha più ne metta sul tema caldo del mondo: LA CRISI (uuuuuh!). Attenderò trepidante i vostri commenti, le vostre battute di rimbalzo e quant'altro vi passerà per la testa.
Rimanete sintonizzati e preparati, uno spettro s'aggira per l'Europa e per il mondo: LA CRISI!

Historia sanctae Brigidae

scripta de manu de Cogitosus de Kildare annus 650 post Cristum natum


"Prologo"
Madonne et messeri, audite, audite l'Historia di Sancta Brigida!
Sancta Brigida nacque a Dundalk, nel contado di Louth, della lontana isola d'Irlanda nell'anno del Signore 451. Li suoi genitori erano Dubhthach detto “Boccalmagno” di Leinster et Brocca, schiava cristiana, battepzata dal sancto Patrizio.
Brigida est nome pagano et celtico dalla significazione di "persona eccelsa, splendida, meravigliosa" come infacti sempre fu e visse Sancta Brigida.
La Sancta convertissi allo Cristianesimo nell'anno 468, inspirata dalla predicazione di Sancto Patrizio, all'etade di soli anni 6. Malgrado la opposizione dello suo padre, ella decise di intraprendere una vita religiosa. Ella aveva un cuore generoso et mai rifiutò d'elemosinare alli poverelli che andassero bussando alla porta della sua casa generi di primo conforto quali alcolici e superalcolici di prima necessitade.
Brigida morì a Kildare intorno all'anno 525. Data della sua festa est da semprem lo primo die dello mese de febbraio.

"Il cinghiale ammansito"
Nelle campagne circonvicine alla ridente cittade di Kildare stavasi un orribile cinghiale violento et pestilente, che andava per la campagna spaventando et sbranando gli armenti et le greggi di pecurelle indifese. Disperati et afflicti, allora, certi pastureli recaronsi a visitare la sanctissima Brigida impetrando la sua bontade con molto preci et lamentazioni d'aiuto. La sancta donna allora andiede nell'aperta campagna et postasi saldamente a difesa d'un gregge, mentre lo cinghiale zannuto portava lo scompiglio et la devastazione, chiese la sancta intercessione delli sancti tucti e con la forza della sua preghiera ed un guinzaglio fatato rabbonì il cinghialotto et avendolo ella incatenato lo portò a spasso per le strade della cittade e delli borghi, per la felicitazione et la giuoia di grandi et piccini.

"Santa Brigida allontana l'uragano"
Le campagne di Kildare mai furono luoghi sì pacifici come allo tempo di Sancta Brigida. Ella infatti iva passeggiando et pregando per le campi et li sentieri nella sua sancta ronda ecumenica. Accadde un dì che ella si trovasse nell'aperta campagna proprio nello istante in cui scatenossi la più spaventevole et terribile delle tempeste che mai si abbatterono sull'orbe terracqueo con lampi, tuoni, vento e grandine! Li contadini spauriti scappavano in tucte le direzioni et anche verso la sancta e cadendo sulli loro ginocchi la pregavano di intercedere perché la funesta tempesta si quietasse. Et fu per lo suo magnanimo intervento che la pioggia si placò et la sancta difese il biondo raccolto dei campi!

"Il miracolo di Santa Brigida"
Et ora est tempum de laudare et recordare lo magno miraculo de Sancta Brigida, lo prodigio che al mondo la rese più sancta et venerabile.
A' se recorda in t'un libro ormai desmentegà, lo Breviario de Aberdene, che un die, avvicinandosi lo tempo pasquale, certi lebbrosi pustulenti andiedero da Sancta Brigida, et essendo poverelli chiesero alla pia donna lo succo più ambrato e delizioso dello creato: la birra. Ella, umile et semplice com'era, non ne possedeva punto, vivendo una vita di privazioni et penitenza. Ma nella sua bontade ella prese dell'acqua limpida de fonte et avendola ella stessa benedecta la diede loro. Qual prodigio e qual misteriosa meraviglia li colse allorchè li lebbrosi gustarono nelli loro boccaletti la birra più eccellente, profumata e dissetante. Come lo nostro signore Gesù Cristo, Sancta Brigida allora spillò birra da un solo barile per diciotto chiese, in quantità tale che bastò dal Giovedì Santo alla fine del tempo pasquale.
Lode, lode, Sancta Brigida, di tucte le sancte la più piena di spirito!

"Preghiera di Brigida"
Vorrei un lago di birra per il Re dei Re.
Vorrei che la famiglia celeste fosse qui a berne per l’eternità.
Vorrei che ci fosse allegria nel berne.
Vorrei anche Gesù qui.

Fine.

Gli elefanti rosa fanno ridere!

Domani è il giorno della memoria, mi ha dato un profondo senso di disagio leggere che oggi inizia ad uscire in Germania il Mein Kampf a puntate.
Certo, si tratta di una pubblicazione scientifica, il tempo e la distanza storica e intellettuale dovrebbero aver neutralizzato la brutta retorica e le pessime idee del libro (idee che hanno già perso manifestamente nella Storia e non hanno quindi alcun valore come argomento o teoria).

Però poi guardo in giro, leggo del caso Vattani, delle manifestazioni di Forza Nuova e altre realtà inquietanti contro lo spettacolo di Castellucci e il dubbio ti viene (anche più di un dubbio) che basta queste forze sono in realtà ancora presenti nella società, quindi costantemente pericolose.

Sì, a me gli elefanti rosa fanno paura, perché la loro logica malata è priva di umanità, sono ridicoli in maniera terrorizzante. Come combatterli? Intanto cominciamo smascherando la loro natura da buffoni.

Un sopravvissuto da Varsavia, op. 46


Visto che ci stiamo avvicinando alla Giornata della Memoria ed è bene prepararsi (sia mai che incontrate Vattani e gli spiegate qualcosina su come funzionano le cose), vi propongo l'ascolto di questo oratorio, secondo me bellissimo, di Arnold Schönberg: Ein Überlebender aus Warschau Op. 46.
Questo il testo nella traduzione italiana. Buon ascolto.

Non posso ricordare tutto. Devo essere rimasto privo di conoscenza per la maggior parte del tempo. Ricordo soltanto il grandioso momento quando tutti cominciarono a cantare, come se si fossero messi d'accordo, l'antica preghiera che essi avevano trascurato per tanti anni, il credo dimenticato! Ma non so ricostruire come riuscii a vivere nel sottosuolo nelle fogne di Varsavia per un così lungo tempo.

Il giorno cominciò come al solito: sveglia quando è ancora buio. Fuori! Sia che tu abbia dormito o che le preoccupazioni ti abbiano tenuto svegli tutta la notte. Sei stato separato dai tuoi bambini, da tua moglie, dai tuoi genitori; non sai che cosa sia loro accaduto, come potresti dormire? Di nuovo le trombe: fuori! il sergente sarà furioso! Vennero fuori; alcuni molto lenti; i vecchi, gli ammalati; alcuni con agilità nervosa. Temono il sergente. Si affrettano quanto più possibile. Invano! Molto, troppo rumore, molta, troppa agitazione, e non svelti abbastanza! Il sergente urla: "Attenzione! Attenti! Beh, ci decidiamo? O devo aiutarvi io con il calcio del fucile? E va bene; se è proprio questo che volete!" Il sergente e i suoi aiutanti colpiscono tutti; giovani e vecchi, remissivi o agitati, colpevoli o innocenti. Era doloroso sentirli gemere e lamentarsi. Sentivo tutto sebbene fossi stato colpito molto forte, così forte da non poter evitare di cadere. Eravamo tutti stesi per terra, chi non poteva reggersi in piedi veniva colpito alla testa.

Devo essere rimasto privo di conoscenza. La prima cosa che sentii fu un soldato che diceva: "Sono tutti morti." Al che il sergente ordinò di farla finita con noi. Io giacevo da una parte semisvenuto. Era diventato tutto tranquillo, paura e dolore.

Fu allora che udii il sergente gridare: "Contateli!". Cominciarono lentamente e in modo irregolare Uno, due, tre, quattro. "Attenzione!" il sergente urlò di nuovo, "Più svelti! Cominciate di nuovo da capo! Fra un minuto voglio sapere quanti devo mandare alla camera a gas! Contateli!". Ricominciarono, prima lentamente: uno, due, tre, quattro, poi sempre più veloci, sempre più veloci tanto che alla fine risuonò come una fuga precipitosa di cavalli selvaggi, e tutto ad un tratto, nel mezzo del tumulto, essi cominciarono a cantare lo Shema Ysroël.

Ascolta Israele, il Signore è il Dio nostro, il Signore è uno. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E saranno queste parole che io ti comando oggi, sul tuo cuore le ripeterai ai tuoi figli e ne parlerai con loro, stando nella tua casa camminando per la via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.

Dal diario di Anne Frank


Il Diario di Anne Frank lo avevo letto, come tanti (spero come tutti) alle medie, a spezzoni, perché bisognava. In questi giorni però sto lavorando a Venezia per la Giornata della Memoria (a cui dedicherò un po' di post in questi giorni) alla messa in scena della mono-opera di Gregori Frid omonima. Musica bellissima che consiglio a tutti di venire a sentire e vedere (domenica 29 gennaio, ore 20.00, Teatro Goldoni, ingresso gratuito).
Rileggendo il Diario sono rimasto stupito dalla sensibilità di questa ragazza. Non credo nemmeno di essere in grado di commentare, quindi riporto solo due stralci che trovo di una bellezza e verità inquietanti.

"La verità è che durante la giovinezza c'è molta più solitudine che in vecchiaia. I vecchi hanno le loro idee e non sono indecisi, non annaspano qua e là, perché sanno in che direzione va la loro vita. Per noi giovani è doppiamente difficile riuscire ad affermare le nostre idee in questi tempi, in cui tutti gli ideali si frantumano, in cui si ricomincia a dubitare della verità, della giustizia, di Dio! Non abbiamo più ideali, più bei sogni, più radiose speranze. E anche se ci nascono, subito vengono infranti dalla terrificante realtà."

"(...) io lavorerò per gli uomini. Ora so che il coraggio e la voglia di vivere sono la cosa più importante! Alla ricchezza e alla fama si può rinunciare. La serenità invece può sopirsi solo per brevi momenti, perché continuamente si risveglia, riempiendo di gioia la nostra vita.

Finché continueremo a guardare verso il cielo senza paura..."

Raccontare le storie


Raccontami una storia, raccontami la tua storia.
Ciascuno può constatare nella propria esperienza quanto sia fondamentale raccontarci la NOSTRA storia (ciascuno racconta costantemente la propria storia). Anche rappresentandoci la realtà nella sua forma "matematica", come espressione precisa di forze contrapposte e interagenti, quello che noi percepiamo è il succedersi "narrativo" dei momenti (la narrazione può anche essere non lineare, non per cause ed effetti, contemporanea).
Sapersi raccontare è quindi un'arma in più nella comprensione del proprio percorso e del proprio essere (essere in scena).
Mi ha sempre appassionato molto mettere in pratica questa possibilità del racconto come espressione (inevitabilmente di sè, ma man mano che la pratica avanza anche a livello più universale) e come strumento di costruzione tecnica dell'espressione teatrale, ma ultimamente attraverso la pratica del laboratorio-indagine sto riscoprendo concretamente questa piccola verità.

La contemporaneità ci impone l'immagine come strumento più adatto al racconto (penso alla quantità di macchinette digitali che si vedono in giro e alla caterva di fotografie aggiornate ogni momento su Facebook). Penso che sia bene andare contro questa tendenza, almeno nel nostro piccolo. All'attenzione estetica, vanno necessariamente associati anche lo scavo interiore, l'etica, il tempo.