"Lasciate un messaggio" - PRIMA ASSOLUTA!


C'è voluto un po', ma sabato finalmente sarà proiettato per la prima volta in maniera ufficiale "Lasciate un messaggio", il corto scritto da me e diretto da Marco Fabbro con protagonista Natalie Norma Fella.

L'appuntamento è per sabato 18 febbraio 2017 al Teatro "Orsaria" di Orsaria di Premariacco (Ud), alle ore 20.30, per una serata dedicata alla proiezione di diversi cortometraggi nati all'interno del LAF - Laboratorio Audiovisivi Friulano e con il patrocinio del Comune di Premariacco.

Qui sotto potete vedere l'intero programma della serata:



Saremo la foresta che cresce


10-1-'94
Pensa da solo ad un argomento interessante da sviluppare

Italia

Come tutti sappiamo l'Italia va tutta a remengo. La gente non sa cosa fare cerca di capire ma a volte capisce meno di quello che sapeva prima. Si parla dei problemi dei lavoratori, troppi cassaintegrati, troppi licenziati, da questo poi i suicidi, i poveri, le famiglie nulla tenenti. E mentre queste famiglie vengono distrutte, i ricchi, i deputati e le più alte cariche dello stato rubano soldi, truccato appalti, non costruiscono opere pubbliche ("non bisogna generalizzare"). Ma ora da ormai circa due



anni il magistrato A. Di Pietro sta facendo luce su questi casi e ha gia arrestato molti personaggi illustri. Altro problema dello stato sono le farmacie, ora un po' messe a posto dalle fasce ma prima... il primo inghippo si è verificato quando si è deciso di dare i bollini agli anziani; le code alle poste, il non perfetto funzionamento dei bollini, poi la grande idea: le fasce di medicinali: A) non viene pagata dai minori di 10 anni e maggiori di 60 anni, B) non viene pagata al 50%, C) il prezzo è intero per tutti.
Ma anche questo non è un metodo molto azzeccato, alcuni cittadini non



capiscono le fasce, i farmacisti non sanno quali sono le collocazioni dei farmaci. Insomma uno sfascio.

Forse non avevi finito?
Eventualmente, puoi continuare dopo.

Hai fatto un'analisi esatta, ma non bisogna disperare; anzi, prendere lo spunto da qui per un impegno sempre maggiore. Inoltre, per fortuna, l'Italia non è tutta qui ci sono tante altre persone oneste e impegnate. Fanno solo meno chiasso. Ricorda quella famosa frase: "Fa più rumore un albero che cade, di una foresta che cresce".

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Ho scritto questo tema a 10 anni, in quinta elementare. Mia madre l'ha ritrovato un mese fa, in piena campagna elettorale. Avrei voluto pubblicarlo prima, ma fra tutti gli impegni non ne ho avuto il tempo. Non ricordavo affatto di averlo scritto.
Rileggerlo mi ha emozionato perché racconta proprio il perché del mio impegno di oggi. Certo, è il punto di vista di un bambino, confuso e semplicistico, preoccupato di tutto quello che sente dire dai "grandi": problemi, problemi, problemi. E tutto che va a remengo. Però è molto chiaro.
E poi mi piace la risposta piena di fiducia che scrisse in calce a commento il mio maestro di allora: sono le frasi piene della fiducia che un futuro migliore può esserci se le persone oneste e impegnate non si arrendono e continuano a crearlo con le loro azioni.
Oggi i tempi sono cambiati ma restano i problemi. E io sono contento delle scelte fatte, di non aver fatto mai mancare il mio impegno nella comunità, prima puramente civile, ora - diciamo - "politico" ma nel senso più bello di servizio per gli altri.
Mi sono dato da fare per avviare, assieme a tante altre splendide persone, Altre Prospettive. Per provare a cambiare in meglio le cose  - almeno nella nostra città -, convinto che è sempre e solo questione di tempo e che il futuro si costruisce ogni giorno con le proprie azioni. Saremo la foresta che cresce.

Criminale. L'ultima puntata di AGCCP è online!



Ecco la puntata finale di "Agenzia Governativa per il Controllo dei Capitali Privati". Mi ci è voluto un po', ma siamo arrivati in fondo. Spero vi sia piaciuta!

CRIMINALE

Manfred seguì con lo sguardo papà, che sparì stretto a destra e a sinistra dai soldati: “Dottor Evans, la prego di seguirci senza opporre resistenza” gli dicevano. Ma papà non reagiva affatto. Papà era un criminale. (Continua a leggere...)

Photo Credit: matt.hagge via Compfight cc

Visite. La nona puntata di "AGCCP" è online!


VISITE
Mamma è papà si scambiarono uno sguardo stupefatto. Papà si sciolse dall’abbraccio e fece un passo verso la porta: “C-chi è?” chiese a Mary. La mamma era ancora lì, ferma a bocca aperta. Continua a leggere


Photo Credit: tonitonim via Compfight cc

Sorpresa. L'ottava puntata di "AGCCP" è online!


SORPRESA
“Beh, non aspettiamo altro tempo, Oscar, chiamala e dille il fatto suo”, tagliò corto la signora Evans. Il signor Evans guardava pensieroso la moglie.
“È meglio non far passare troppo tempo fra decisione e azione in questi casi, non credi caro?”
“Sì, Milly, hai ragione in linea teorica, ma in questo caso… – le rispose lui, tenendo lo sguardo puntato in direzione della porta che metteva in comunicazione soggiorno e cucina – forse non è il caso di precipitare gli eventi, non vorrei suscitare altri comportamenti sgraditi. È meglio affidarsi alla burocrazia in questo momento. Entro domani sera le verrà in ogni caso notificato il licenziamento e noi non ci saremo rovinati la serata...” Continua a leggere

Photo Credit: Hello i'm Wild ! via Compfight cc

Maleducazione. La settima puntata di "AGCCP" è online!


MALEDUCAZIONE

“Mi è passata la fame, accidenti a lei… Questa è ingratitudine bella e buona, ecco cos’è!” proseguì la signora Evans.
“Assolutamente, Milly. Certamente non un comportamento adeguato.”
Il ringhio di Mary aveva lasciato a Manfred una pessima sensazione: come se la spina dorsale, per un attimo, a quel suono, gli si fosse tramutata in una sbarra di freddo acciaio. CONTINUA A LEGGERE

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Lo so che ormai non ve lo ricordate più, ma mesi fa ho iniziato un racconto di fantascienza sulla piattaforma THeiNCIPIT, che ha la caratteristica figa di permettere l'interazione fra scrittore e lettore. Nel senso che io scrivo e voi potete votare, alla fine di ogni puntata, su come far proseguire l'azione. Modalità interessante!
In questo racconto, che è collegato ad altri che sto scrivendo con lo stesso scenario di riferimento, siamo concentrati sulle vicende di una famiglia il cui padre lavora presso l'Agenzia Governativa per il Controllo dei Capitali Privati. Leggete per scoprire cos'è!

Photo Credit: July F.F via Compfight cc

Quel sabato [racconto]


Quel sabato il cielo di Pordenone era coperto. Letizia Lorenzon – sulla settantina, ex restauratrice, vedova – entrò in un caffè del centralissimo corso Vittorio Emanuele, assieme alle amiche. Tutte vedove anche loro. Erano clienti abituali: sedevano sempre allo stesso tavolo e i camerieri conoscevano alla perfezione i gusti di ogni singola componente del "club delle vedove". Niente ordinazioni, le chiacchiere potevano avere inizio immediato. Così anche quel sabato.
Portando la tazza del tè alle labbra, Letizia Lorenzon cacciò un urlo acuto, scagliandola sul tavolino e inondando la signora seduta di fronte a lei, cosa che suscitò l'enorme disappunto di una terza amica, interrotta proprio al culmine del racconto di un succulento pettegolezzo.
"Un ragno, un ragno enorme!" Balbettava la Lorenzon con gli occhi strabuzzati e inondati di lacrime.
"Dove? Dove?" chiedevano le amiche, rannicchiandosi sui divanetti con le ginocchia al petto.
"Era lì" disse la signora Letizia indicando la tazzina. Fu chiamato il cameriere, un giovanotto sulla trentina, perché procedesse ad un'accurata ispezione del tavolo, dei divanetti, delle tazzine e delle suppellettili varie, ma dell'aracnide non si trovò traccia.
Recuperate le loro posizioni, pertanto, le donne ripresero a conversare. Alla Lorenzon fu servito prontamente un altro tè caldo, accompagnato da mille scuse da parte del cameriere per l'inspiegabile contrattempo. Letizia le accolse con piacere; la aiutarono a calmarsi dopo quel grande spavento. Portò la tazza sotto gli occhi ispezionandone il bordo: era perfettamente liscio e pulito. Rassicurata, iniziò a sorbire la bevanda. Ma riappoggiando la tazza sul piattino il suo sguardo cadde su un ragno, grosso e peloso, con le otto zampe posate sulla camicetta dalla fantasia floreale di un'amica.
Il grido di Letizia questa volta ebbe una tonalità notevolmente più animalesca. Le amiche restarono impietrite, nessuna osava muoversi. Fu richiamata l'attenzione del cameriere che si mise alla ricerca del ragno sulla camicetta e all'intorno, col fermo proposito di eliminarlo. Ma il ragno non si trovò.
"Letizia, ci vedi bene? Hai indossato gli occhiali giusti?" chiese un'amica.
"Controlla che non siano sporchi" suggerì un'altra e le labbra di una terza si arricciarono in un sorrisetto mellifluo.
Ritrovata la calma, dissoltasi la tensione, le chiacchiere ripresero e al secondo ritrovamento non ne seguì un terzo. Tutte le amiche ebbero così modo di aggiornarsi sull'andamento della separazione della nipote del cognato della cugina del vicino della zia del gestore del negozio di elettrodomestici in centro e l'oretta che le signore si concedevano ogni sabato mattina per fare conversazione si esaurì nella più completa tranquillità. Si fecero portare il conto e ciascuna insistette per pagare per le altre; abbandonarono quella contesa settimanale solo per fare a gara a chi avrebbe lasciato la mancia più lauta al cameriere, dopodiché le amiche si divisero: la riunione era sciolta.
Letizia Lorenzon, come ogni sabato dopo il tè, riprese la via di casa. Mentre passeggiava lungo i portici iniziò a cadere una leggera pioggerellina.
Arrivò a casa ancora un po' scossa. La pioggia non aveva lavato dalla sua memoria le zampette pelose di quel ragno misterioso, che ora – ripensandoci – neanche lei era più sicura di aver visto. Sentiva ancora in bocca il sapore dolciastro del tè. Non voleva più alcun ricordo di quell'assurda apparizione. Andò in cucina, prese un bicchiere dallo scolapiatti e lo riempì. Fu solo quando se lo portò alla bocca che scorse il ragno sul fondo. La miriade di peletti che lo ricopriva sembrava danzare muovendosi in acqua. Letizia Lorenzon lasciò cadere a terra il bicchiere che andò in mille frantumi. Ma nell'acqua sparsa sul pavimento del ragno non c'era traccia.
Pensò di essere malata; aveva preso freddo? Forse le era salita la febbre? Prima di mettersi a preparare il pranzo, sarebbe stato meglio stendersi un attimo sul divano e così fece. Chiuse gli occhi.
Il fruscio della pioggia battente sui vetri si confondeva ai passettini della sveglia che arrivavano dalla camera da letto nel silenzio del grande appartamento. Sognò? Quando riaprì gli occhi, il ragno era lì, seduto sulla poltrona davanti a lei. La fissava.


Questo racconto "alla Buzzati" è un esercizio, eseguito nel corso del workshop sulla scrittura di Dino Buzzati tenuto da Mauro Daltin per Bottega Errante l'8, 9 e 10 aprile 2016 a Pordenone.