Voglio essere tamburo, di José Craveirinha


Voglio essere tamburo
Il tamburo è invecchiato gridando
Oh, vecchio Dio degli uomini
lasciami essere tamburo
corpo e anima solo tamburo
sono tamburo che grida nella calda notte dei tropici.

Non fiore nato nel bosco della disperazione
non fiume che scorre verso il mare della disperazione
non lancia temprata al fuoco vivo della disperazione
nemmeno poesia forgiata nel dolore rosso della disperazione.

Niente!

Solo tamburo invecchiato gridando alla luna piena del mio paese
solo tamburo di pelle conciata al sole del mio paese
solo tamburo scavato nei duri tronchi del mio paese.

Io
solo tamburo che spezza il silenzio amaro di Mafalala
solo tamburo invecchiato guidando il batuque del mio paese
solo tamburo perduto nelle tenebre della notte perduta.

Oh, vecchio dio degli uomini
io voglio essere tamburo
e non fiore
e non fiume
e non lancia per ora
e nemmeno poesia
Solo tamburo che risuona come la canzone della forza e della vita
solo tamburo giorno e notte
notte e giorno solo tamburo
fino alla consumazione della grande festa del batuque.

Lasciami essere tamburo

solo tamburo!


Una poesia di José Craveirinha, in Karingana Ua Karingana (C'era una volta), Lourenço Marques: Académica, 1974.

"Signum Jonae": c'è salvezza per tutti


XL edizione della Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo
"Signum Jonae"Venerdì 30 marzo, ore 20.15
Colline di Ciconicco (Ud)


Quello di quest'anno sarà per me un Venerdì Santo ancora più intenso, dal momento che ho l'onore di curare testo e messinscena per l'edizione 2018 della Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo organizzata dall'associazione Un Grup di Amis (qui il sito internet ufficiale). Invitandovi a partecipare, riporto le note di regia che ho scritto per il libretto che accompagnerà l'evento.


Giona è “profeta per forza”, dal momento che alla chiamata di Dio risponde fuggendo nella direzione opposta a quella del Suo volere; è “profeta sdegnato”, quando la sua opera di annuncio salva un popolo lontano da ogni grazia; è “profeta contro se stesso” quando, dinnanzi alla conversione degli abitanti di Ninive, si dispera perché interpreta la salvezza concessa da Dio come un’ingiustizia. Giona è uno strano profeta. Eppure la prima comunità cristiana aquileiese dedica proprio alla sua storia lo spazio più ampio nel grande mosaico che copre il pavimento dell’Aula Sud della Basilica di Aquileia, realizzato nel IV secolo d.C. quando i cristiani poterono uscire dalla clandestinità senza più temere persecuzioni. Perché questa scelta? 

Nel Vangelo di Matteo (e anche in quello di Luca), Gesù, rispondendo a scribi e farisei che cercano di metterlo in difficoltà chiedendogli un segno della Sua divinità, risponde: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta.» “Il segno di Giona”: cioè la storia di un “profeta suo malgrado” che, dopo tre giorni nel ventre di un mostro marino, annuncia il perdono di Dio a un popolo considerato ormai perduto, ma che invece crede, si converte e viene salvato. Gesù, come Giona, muore e scende nel ventre della terra per portare «il mistero di una salvezza che attraverso la morte di Cristo, disceso agli inferi, non ha più barriere e coinvolge tutti, anche i pesci-uomini più lontani, quelli degli abissi». Una verità di fede che i cristiani aquileiesi professavano nel loro Credo, della cui unicità erano consapevoli ed orgogliosi. 

L'insegnamento del chicco di grano, che nel cuore della terra perde la sua vita per acquistarne una nuova nella spiga, è conoscenza antichissima cui si sovrappone l'insegnamento di Cristo. La morte sacrificale e la sepoltura del corpo di Cristo nel cuore della terra in attesa della resurrezione rappresentano il momento centrale non solo della liturgia cristiana ma dello stesso messaggio evangelico. 

La Sacra Rappresentazione Vivente del Venerdì Santo di Ciconicco quest’anno vuole dare questo messaggio, abbinando con semplicità il racconto “aquileiese” di Giona a quello del Vangelo Secondo Matteo, che per tutto il suo svolgimento invita il fedele a vivere con coerenza morale e si chiude affidandogli la stessa missione che Gesù ha affidato ai discepoli: fare il volere del Padre ed essere misericordiosi come lui lo è con noi, suoi figli. 

La comunità dei primi cristiani di Aquileia trovava la sua unità nel segno di Giona e nel grande mosaico della Basilica. Quella storia era la profezia della passione, morte e resurrezione di Cristo, con l'invito a riconoscere e servire il Figlio di Dio nascosto, quaggiù, in ogni volto di uomo. 

Misericordia e salvezza non per pochi, ma offerte a tutti.

Valigia


Ho bussato alla tua porta
E hai aperto subito, gentile
Strappandomi la valigia di mano
Perché potessi entrare più veloce.

Mi hai fatto visitare ogni stanza
E dicevi potresti fermarti qui
Accompagnandomi alla porta.

Rivoglio la valigia.

Photo Credit: Andrea Critti Flickr via Compfight cc

Almeno un'isola



Sempre in mare aperto
il mare in una stanza
senza un approdo sicuro
dov'è la mia riva?
Mangiata dalle onde
che agito io stesso
disperato
attorno solo acqua
sempre allontanato
spinto a largo, sbattuto
fuori dalla porta
sempre in mare aperto


Photo Credit: solomike_ Flickr via Compfight cc

"Dall'alto", edizione 2017!



Dopo le edizioni 2010 e 2012, ho il piacere di riproporre anche quest'anno nell'ambito dei festeggiamenti per la Fiera di San Simone, a Codroipo (Ud):

DALL’ALTO - Storie di un campanile e di un campanaro
visita/spettacolo al campanile del Duomo di Codroipo
di e con Giacomo Trevisan, in coll. con Flabby Face e Ratatuie

Dall'alto è uno spettacolo verticale, su 170 gradini che racconta "da dentro" la storia e le leggende di un monumento vivente: il campanile del Duomo di Codroipo, custode della pianura della bassa friulana.
Si ringrazia la Parrochia di Codroipo

Nei sabati del 21 e 28 ottobre, posti ancora disponibili per le repliche delle ore 17 e 17.30
Ingresso gratuito. Info e prenotazioni: 3471531943 / giacomo.trevisan@gmail.com

Trenta denari - Secondo.


Inizia la seconda storia, intrecciata alla narrazione del tradimento di Giuda. Buona lettura.

SECONDO

Fratelli, quando sciupa le sue energie nella direzione sbagliata, ognuno di noi ha dentro di sé un po’ di Giuda, ognuno di noi nella sua vita imita Giuda con il tradimento. Tradisce Cristo chiunque tradisce la propria coscienza.” Continua a leggere su THeiNCIPIT


Photo Credit: Charly Amato Flickr via Compfight cc