Gallina vecchia fa buon brodo


Sono un po' di giorni che penso al fatto che questo blog, fra alti e bassi, periodi in cui ci ho scritto di più e ci ho scritto di meno, altri in cui ha seguito filoni diversi, come diverse erano le cose che interessavano la mia vita, esiste e va avanti dal 2007. Ma quanti l'hanno letto fin'ora? Pochi, molto pochi. La cosa non mi dispiace affatto, eh, però mi è venuta la voglia di segnalare qualche vecchio, vecchissimo post (epoche passate della mia vita, potremmo dire). Magari c'è qualcosa che qualcuno ha piacere di scoprire, o che comunque io ho il piacere di rileggere. Che poi è anche un modo di attualizzare la saggezza popolare: gallina vecchia fa buon brodo, insomma.

Ad esempio questo post di quando sono andato a Parigi?
O queste specie di haiku imperfetti che scrivo ogni tanto, li avete letti?
E avete visto i colori flashanti di quest'immagine (con allegati frammentini che condivido tutt'ora)?

Il discorso della memoria mi frulla nella testa parecchio in questi giorni, e ho un'altra buffa riflessione di cui scriverò domani.

Scarica il Manifesto dell'Amore Vero!


Ed eccolo qua, il gadget per leggere le 10 migliori storielle d'amore anche offline! Un manifestino in perfetto old style! (Formato A3, ma potete stamparvelo anche in A4, vedete voi.) Perché i sentimenti e le emozioni - si sa - non hanno tempo!



Lo scaricate cliccando il tasto qua sopra: vi si aprirà la pagina dalla quale poterlo scaricare semplicemente dopo aver "pagato il costo" di un tweet o uno status di facebook, tanto per rimanere in tema.
Un grazie per la consulenza tecnica a Rolando Collovati!

10 selezionatissimi stati d'amore!

Chi ha votato ha votato, e dunque ecco qua 10 selezionatissimi stati d'amore!
Ve li ricordate tutti?










E nei prossimi giorni è in arrivò il gadget per poter leggere le storielle anche offline (magari su uno dei muri della vostra cameretta)!


Votate i vostri 5 stati d'amore preferiti!

Hey, hey, hey! Forse SI siamo capiti male o (in quanto tontolone di prima categoria) io non ve l'ho spiegato bene, ma il sondaggio sulle vostre storielle d'amore preferite mi servirebbe entro domenica per "creare" poi un regalo da condividere con voi... quindi, ecco, come dire... avrei bisogno che votaste! Avete tempo fino a domenica 16 febbraio!
Sarà un piccolo regalo, ma fatto e pensato col cuore!

Cosa dovete fare? Votate i vostri cinque stati d'amore preferiti!
Come? Facile, mandatemi una mail a santrevi@gmail.com o commentate questo post con i vostri cinque stati d'amore preferiti (basta che mi segnaliate il numero progressivo corrispondente alla storiella).
E poi? E poi voterò anch'io (il mio voto vale come il vostro) e stilerò la classifica finale dei 10 migliori stati d'amore per poi inserirli nel gadget (che vi anticipo, s'intitolerà "Amore Vero")!

Immagine: oldbookillustrations.com

Idee vecchie. Su "Gli sdraiati" di Michele Serra


Ho letto "Gli sdraiati" di Michele Serra qualche settimana fa e per un po' mi è ronzata in testa l'idea di scriverci sopra qualche riflessione; però non riuscivo a capire se ne valeva la pena. Il libro è certamente ben scritto, ma da quando l'ho chiuso, mi ha lasciato una brutta sensazione. A mio parere è un libro completamente sbagliato. È sbagliato, perché sono sbagliate le idee che lo sostengono. Oggi mi sono deciso a buttare giù qualche appunto, mentre stavo ormai per riconsegnarlo in biblioteca, ed ecco qui.

Si tratta di un libro, un po’ romanzo e un po’ diario. È una riflessione sulla "paternità" nel nostro presente. I personaggi sono un padre (Serra) e un figlio (spero non il vero figlio di Serra). Il padre è cosciente dei propri limiti di genitore, tuttavia vorrebbe educare suo figlio alla libertà e alla consapevolezza; crede di poter far questo senza imporgli nulla (io aggiungo, senza prendersi responsabilità come genitore), come se il figlio dovesse capire automaticamente la presunta "santità" degli insegnamenti del genitore.
Il figlio dipinto da Serra è un concentrato di stereotipi sui giovani di oggi: apatico, distratto, confuso, disinteressato.

Ora, già qui ci sarebbe da eccepire; Serra non deve averne conosciuti tanti di giovani in vita sua, se pensa che quello che ha descritto sia il "modello" giovanile contemporaneo.
Io di giovani ne frequento parecchi ogni giorno - ragazzi dai primi anni dell'adolescenza fino all'età universitaria - e la maggior parte di loro sono appassionati, impegnati, volenterosi, attenti in tutto ciò che fanno. Li vedo tutti i giorni e non credo siano eccezioni alla norma.
Si potrà dire che concepiscono con più difficoltà l'idea di un impegno "gratuito" in ciò che fanno e di un impegno prolungato nel tempo in qualcosa che non sia di loro stretto interesse. Serpeggia un individualismo preoccupante. Però, da qui a proclamare l'Apocalisse generazionale come fa Serra, ce ne passa.

Serra impernia tutta la sua riflessione sulla contrapposizione delle categorie di vecchiaia e gioventù, compiendo, a mio parere, un errore fondamentale: riduce i due concetti ad un dato puramente anagrafico e facendo così non può certo pretendere di rappresentare la realtà delle cose.
Com'è possibile incasellare qualcuno solo in base alla sua età? Se hai tot anni sei "vecchio", se hai meno anni sei giovane? E a che età di preciso avverrebbe questo passaggio?
È evidente che il discorso non sta in piedi.

Per Serra, dall'età di una persona discenderebbe il fatto che:
1) se sei vecchio allora automaticamente "hai capito" (cosa, non si sa), "possiedi l'esperienza" e puoi trasmetterla, sai cosa va fatto e cosa no, sai cosa sono il bene e il male (in realtà lo sai quando ti comoda, aggiungo io, perché - proprio come fa Serra stesso - ti è molto più facile rifugiarti in un relativismo di comodo, così da non doverti esporre nei momenti in cui si devono compiere delle scelte)
2) se sei giovane non puoi capire, ti lasci vivere, sei apatico, non sai fare o non vuoi fare nulla...
Dunque? Tutto qua? A me sembra una riflessione ben misera e soprattutto - ripeto - sbagliata.

Vecchiaia e giovinezza non sono due momenti della vita dell'Uomo, ma due stati mentali; mi sembra abbastanza evidente. Per di più si conquistano (o si perdono) a prescindere dal proprio numero di primavere.
Consiglio a Serra di farsi un giro in un centro di aggregazione, in una scuola, in un oratorio, in un cinema, in uno stadio, nella sala d'aspetto di un ambulatorio medico, in un centro sociale, in un bar o in qualsiasi luogo frequentato da "persone"; scoprirà che è pieno di giovani-vecchi e vecchi-giovani, giovani-giovani e vecchi-vecchi. Si chiamano "persone", appunto, e sono ognuna diversa dalle altre.

Connessa a quest'idea, c'è un'altra cosa che mi ha infastidito di questo libro, cioè le tirate a difesa della generazione politica di padri a cui anche Serra sente di appartenere. Dice Serra che questi padri, in nome della libertà e del rifiuto della cieca Autorità dei Padri del passato, hanno lasciato i figli liberi di scegliere o liberi di non scegliere. Praticamente, dico io, hanno abdicato all'idea stessa di Paternità, alla funzione precipua del loro ruolo. Bravi, eh!
E poi sono tirate che suonano (ma ammetto che potrebbe essere un mio pregiudizio) come difese d'ufficio dell'establishment della sinistra italiana di cui anche Serra è parte integrante: "Ma come, figli, vi abbiamo lasciati liberi di errare per vent'anni, abdicando da ogni nostra responsabilità politica, abbiamo finto di fare opposizione, di difendere la libertà e la dignità di questo paese, e non siete felici? Vi abbiamo lasciati liberi di scegliere tutto (e quindi di non scegliere niente) e voi non siete contenti? Non ci ringraziate?"
Grazie, avevo proprio bisogno di un motivo in più per dire addio a questa finta sinistra. Me lo segno.

E poi il finale: scontato e consolatorio quanto basta per cercare di asciugare il fiume di lacrime di coccodrillo che aveva ormai impregnato tutte le pagine del romanzo.

Questo è un possibile spoiler, quindi occhio. Ma trovo che l'errore fondamentale del pensiero che sottende questo romanzo, si possa riassume tutto nel tormentone del libro e cioè nella proposta da parte del padre di andare in montagna assieme al figlio per affrontare la fantomatica camminata del Colle della Nasca. Un desiderio che il padre esprime ordinando, implorando, minacciando, mai facendo ciò che sarebbe più logico e rispettoso della libertà del proprio figlio, cioè semplicemente chiedendo in maniera semplice e cortese: "Ti va di venire con me sul Colle della Nasca?" (Prego di rileggere il primo inserto su questa faccenda del Colle della Nasca, inizia con: "Dovresti venire con me...", che bell'esempio di democrazia.)

Un'ultima preoccupazione: non sono stato forse molto organico scrivendo, ma penso si siano capiti i motivi per i quali ho letto con fastidio questo romanzo.
Ora: se davvero questo romanzo sarà candidato al Premio Strega, come pare debba succedere, credo che saremo messi davvero male. "Gli sdraiati" di Michele Serra è un libro vecchio.

Un'amorevole rivoluzione!


Ed eccoci arrivati a 150 stati d'amore. Non male, eh?
Però ora è necessaria una pausa di riflessione e di amorevole rivoluzione.
Quindi per un po' niente storielle, né qui sul blog, né sulla mia pagina di facebook. Continuerò a scriverle, ma per leggerle dovrete aspettare la raccolta completa, eh eh eh, sono un genio del marketing!
Quindi le ritrovate fra un po', fra un mesetto e mezzo, dalla 200 in poi, diciamo.
Beh, naturalmente nel frattempo il blog non rimarrà disabitato, quindi avrete altro da leggere. (Comunque per chi cadrà in astinenza ci sono pur sempre le 150 già pubblicate rileggere!)

E poi c'è un regalo in arrivo! Un piccolo regalo per tutti coloro che si sono appassionati agli stati d'amore.
Qui entrate in gioco voi lettori: ho bisogno del vostro consiglio.

Cosa dovete fare? Votate i vostri cinque stati d'amore preferiti!
Come? Facile, mandatemi una mail a santrevi@gmail.com o commentate questo post con i vostri cinque stati d'amore preferiti (basta che mi segnaliate il numero progressivo corrispondente alla storiella).
E poi? E poi voterò anch'io (il mio voto vale come il vostro) e stilerò la classifica finale dei 10 migliori stati d'amore!
Et voilà, queste dieci entreranno a far parte del regalo in arrivo!

Quindi, ciancio alle bande, aspetto le vostre indicazioni, avete tempo fino a domenica 16 febbraio!

Immagine: oldbookillustrations.com

150# Mani

Quelle mani. Sentivo le sue mani dappertutto. Le adoravo. Erano carezze leggere e furtive con le quali mi sfiorava, mi indagava, mi esplorava, mi frugava. Fuggì col mio cellulare, senza neanche chiedermi il numero. Pensavo fosse amore invece era uno scippatore.

Ritratto dell'artista da [inserire parola]


Mercoledì sera ho visto "Il curioso caso di Benjamin Button", non l'avevo mai visto e m'è piaciuto.
C'è questo personaggio, il capitano Mike Clark, che ad un certo punto racconta a Benjamin un po' della sua vita. Gli racconta di come il suo sogno fosse da sempre quello di essere un artista e di come sia riuscito a realizzarlo. Suo padre aveva cercato di demoralizzarlo affinché rinunciasse alle proprie velleità: il suo posto poteva e doveva essere solo sul "Chelsea", il rimorchiatore della ditta di famiglia.
Allora il capitano Clark ha preso il suo posto a bordo del rimorchiatore, ha amato il suo lavoro, l'ha fatto fino in fondo. Ma mentre lavorava, ha dedicato la vita alla sua passione, all'arte, diventando tatuatore e trasformando non solo se stesso in un artista, ma il suo corpo in un'opera d'arte.
Il capitano Mike dice una cosa bellissima:

"Ora, se vorranno strapparmi la mia arte, dovranno venire a scuoiarmi."

Oggi ho trentun'anni, e questa frase è il mio regalo di compleanno.
Voglio vivere il fatto che essere un artista non vuol dire a tutti i costi essere pagati, essere riconosciuti per la propria opera, ma vivere della propria opera, vivere la propria opera, scegliere solo quello che ci lega al nostro spirito più intimo. E questo vuol dire fare anche ciò che serve a vivere con il piacere e l'amore di farlo, mai come fosse solo un lavoro.
Forse mi farò un tatuaggio, o forse no. Forse diventerò tatuatore.

149# Poker

Nel giro dicevano che da quando lei l'aveva lasciato non giocava più come prima. Era stato un giocatore esperto ed un baro abilissimo, ma ora non cercava più tris, full o poker. Giocava solo con le coppie: coppie sbagliate; re e regina di cuori per lui dovevano stare insieme e non voleva sentir dire che bluffava.

Pixellòve vince all'8° concorso "IlCorto.it"


Un post veloce veloce per condividere una piccola gioia: Pixellòve ha vinto il 1° premio "miglior corto genere Fiction" all'8° Concorso ILCORTO.it 2013! (http://www.ilcorto.eu/)

Il mio più grande grazie va a Marco Fabbro, a tutta la troupe, Davide Lionetti, Gabriele Dominutti, Adriano Forte, Riccardo Peterlunger, Riccardo Calderini, Giacomo Vidoni e Giulio Pasqualin, agli attori Ilaria Pasqualetto, Massimo Cemolani, Carla Venuto e Iman Piccolo.
Un grazie anche all'Amministrazione Comunale e alla città di Lignano Sabbiadoro che ci hanno accolti e coccolati dall'inizio alla fine!

148# Distrazione

Temo di avere qualche problema di distrazione. Il mese scorso, ad esempio, ho lasciato il mio fidanzato ma mi sono completamente dimenticata di avvisarlo! Sì, vedevo che continuava a chiamarmi, a scrivermi e a cercarmi, ma pensavo semplicemente che non riuscisse ancora ad accettare la separazione. Insomma, sarebbe stato comprensibile, no? Invece mi ero proprio scordata di avvisarlo ed ora è al telefono che piange disperato. Certo che è anche vero che ormai è passato un mese, dovrebbe cercare di guardare avanti!

147# Cucinare

Questo è ciò che succede quando perdi troppo tempo a cucinare la cena per il tuo amore. Succede che arriva qualcuno che non sa cucinare e la invita al ristorante.

146# Isola

La nave sulla quale viaggiavamo io e la mia ragazza affondò e noi naufragammo su un'isola deserta. Riuscimmo a sopravvivere in qualche modo, ma fu dura; l'unica cosa confortante era poter affrontare quella situazione insieme. Accendemmo un fuoco per scaldarci, cucinare e difenderci dagli animali feroci, e la sera ci addormentavamo guardandolo. Una volta le dissi: «Sai, a quei test 'cosa porteresti su un'isola deserta?' ho sempre risposto 'la mia ragazza', ma solo ora posso dire: beh, è proprio così, sono felice di essere qui con te.» Lei mi guardò e disse: «Io rispondevo sempre 'una barca'.»