Una volta concedevo anch'io il beneficio del dubbio. Che poi è un gran nome per un gruppo: e ora con noi "Il beneficio del dubbio". Clap clap clap.
Da un po' invece no. Niente più benefici per nessuno. Le cose sono come appaiono. Che poi la realtà più reale è quella che costruiamo nella nostra mente diceva quella signora al tabacchino.
Ma forse ora confondo i piani.
Comunque sta di fatto che lo dice anche Giulio "A pensar male si fa peccato ma raramente si sbaglia".
Quindi ecco qua come stanno le cose: posso essere preoccupato di perdere una cosa a cui ancora non so nemmeno se ci tengo? E' solo un atteggiamento, credo. Mi faccio condizionare dalla società. Ed è doppiamente stupido chiederselo. Come consumare la memoria del cellulare per sms vecchi di sei mesi. Sarebbe più sensato impararli a memoria. Sono immobilizzato dall'inquietudine. Questa è una senzazione. "Sensazione senza azione". Non so se vuol dire qualcosa, ma mi piace come suona. Come il nome di un gruppo.
(Ah, se mi pagassero per inventare nomi per gruppi rock che non fonderò mai mi piace. Anche cercare i titoli per i libri che non scriverò mai.)
Dicevo della senzazione. E' come stare fermo per paura di sprofondare nelle sabbie mobili.
Io lo so che in certi casi è meglio non fare troppi movimenti.
Io lo so che in certi casi è meglio non fare troppi movimenti.
"Massimo volume" è un bel nome per un gruppo. Anche per una persona. Ma ancora confondo i piani. Come superare questa impasse figlia della mia inquietudine, curiosità e di un certo numero di dati oggettivi che mi sfuggono?
Io vedo un'unica soluzione. Concedere a me stesso il beneficio del dubbio. E così farò.