Tre poesie in friulano


I soi di bessôl
i ai di usâmi a cheste idee
che no le cjati
une altre come te
cence colpe di nissun
i ai pierdût il troi pal to cûr
e cumò mi pierd intal soreli

Sono da solo | devo abituarmi a quest'idea | che non la trovo | un'altra come te | senza colpa di nessuno | ho perso il sentiero per il tuo cuore | e ora mi perdo nel sole

***

Dì par dì
tu tu sês plui tu
e jo i soi plui jo
un cun chel altri
cun dut ce che a vûl disi
imparâ une lenghe gnove
voltâle par capîsi
fâ un discors
voi intai voi

Giorno dopo giorno | tu sei più tu | e io sono più io | insieme | con tutto ciò che significa | imparare una lingua nuova | tradurla per capirsi | fare un discorso | occhi negli occhi

***

Nuie di fâ

Disvolucin il nestri amôr
come un regâl tant spietât
gjoldint dal cricâ da la cjarte
de passion sot lis nestris mans
di frutins golôsis.

Dentri al è alc che al lûs
cun cuatri voi, dos bocjis, cuatri
mans, cuatri orelis, cuatri
gjambis ma dome
un cjâf e un cûr,

alc che al somee a un spieli
e funzione dome se si cjalìn intai voi
distirâts intun prât, ducju doi,
vistûts, cence nuie di fâ: cussì
tu tu mi muardis la barbe e

jo ti cjapi la man, i ti ven dongje,
tu tu scjampis vie fasint fente
di resisti al me abraç che a ti ten
sgardufâde strente a me a
volê, spetâ, gustâ.

Mi ven di fevelâti cui voi e
“Soi to, nol è nuie di fâ – ti dîs –
tu sês tu il me nuie di fâ
chel preferît che i ai voe
di fâ ben dispes.”

Scartiamo il nostro amore | come un regalo tanto atteso | godendo dello scricchiolio della carta | della passione sotto le nostre mani | di bambini golosi. || Dentro c'è qualcosa che riluce | con quattro occhi, due bocche, quattro | mani, quattro orecchie, quattro | gambe ma solo | una testa e un cuore, || qualcosa che sembra uno specchio | e funziona solo se ci guardiamo negli occhi | distesi in un prato, tutti e due, | vestiti, senza niente da fare: così | tu mi mordi la barba e || io ti prendo per mano, ti vengo vicino, | tu scappi facendo finta | di resistere al mio abbraccio che ti tiene | scompigliata stretta a me a | volere, aspettare, gustare. || Mi viene da parlarti con gli occhi e | “Sono tuo, non c'è niente da fare – ti dico – | sei tu il mio niente da fare | quello preferito che ho voglia | di fare più spesso.

===
P.S. Non sono proprio stra-sicuro della grafia che ho utilizzato, ma in questo momento non mi interessa; mi basta scrivere per chi ho a cuore e dare una risposta a quelli che dicono che in friulano non si può parlare d'amore.

Fraintesi

Anton Čechov

Siamo noi che non ci sappiamo spiegarci bene o sono gli altri a non capirci? A me viene spesso questo dubbio, perché mi rendo conto di essere spesso impreciso o, peggio, poco voglioso di spiegarmi. Spero sempre che siano gli altri a capirmi. Dobbiamo pensare ad un concorso di colpa?

Mi vengono in mente due esempi.
La prima lettura di un'opera teatrale viene fatta dal suo autore - il drammaturgo - che interpreta tutte le parti dinnanzi alla compagnia che poi dovrà metterla in scena. E' una specie di test. (Nessuno sembra badare al fatto che il peggior interprete è proprio colui che scrive le parole, a quanto pare.)
Così non dobbiamo pensare che, come racconta Stanislavskij, alla fine della prima lettura di Tre sorelle gli attori piangessero ed esclamassero "che dramma!" e "che tragedia!" per la scarsa performance di Anton Pavlovic Cechov.
Lui, tuttavia, ci rimase malissimo. Senza dire una parola si alzò e uscì dal teatro. Stanislavskij - che avrà avuto tanti difetti, ma sicuramente era molto empatico - lo rincorse fino a casa e lo trovò disperato: Checov aveva voluto scrivere un vaudeville e gli attori lo prendevano per un dramma?!
E non che la cosa cambiasse con gli anni o con altre commedie (come l'autore definì sempre Tre sorelle e Il giardino dei ciliegi - ah ah ah, sai che risate...). Anton Pavlovic non poté mai darsi pace che il Teatro dell’Arte di Mosca recitasse in chiave drammatica i suoi lavori.
In una lettera del 10 aprile 1904 ad Ol'ga Leonardovna Knipper, compagna di una vita, a proposito del Giardino dei ciliegi scriveva:
Perché sugli affissi e negli annunzi dei giornali il mio lavoro è chiamato dramma con tanta insistenza? Stanislavskij vi vede tutt’altra cosa da ciò che ho scritto, e son pronto a giurare che non ha letto nemmeno una volta con attenzione la mia commedia.
Ma d'altra parte, senza le messe in scena di Stanislavskij, Cechov avrebbe inciso nella stessa maniera nella storia del teatro? Chi ha frainteso chi?

E cos'avevano letto i giovani di tutta Europa, affetti dalla Werther-Fieber ("febbre di Werther") che erano corsi a comprare abiti e accessori per assomigliare al protagonista dell'ultimo romanzo alla moda? Volevano assomigliare a Werther? A un disadattato incapace di gestire i propri sentimenti?
Goethe aveva voluto scrivere un romanzo complesso, specchio della sua epoca così complessa, non Novella2000! Eppure aveva finito con lo scrivere anche quello. E allora, chi ha frainteso chi?

È uno sforzo infinito quello di farsi capire, perchè noi siamo e non-siamo l'altro, perché il linguaggio crea la realtà ma al contempo la modifica. È uno sforzo farsi capire, ma io ne ho voglia.

Immagine: Anton Tschechow di Scanned by User:Gabor from Bibliothek des allgemeinen und praktischen Wissens. Bd. 5 (1905), Abriß der Weltliteratur, Seite 85. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

Il fare, le storie e una benedizione


Durante lo scorso dicembre ho letto una trilogia meravigliosa di cui avevo sempre sentito parlare come “letteratura per ragazzi”, ma che in completa discordanza con grafica, presentazione ed editore, si è rivelata tutt'altro. Si tratta di “Queste oscure materie” del britannico Philip Pullman, composta dai libri: “La bussola d'oro”, “La lama sottile” e “Il cannocchiale d'ambra”. Non che io sia tanto avanti nel mio cammino, ma i temi e lo stile con il quale vengono trattati, rischiano di confondere un lettore alle prime armi. Quello che probabilmente inganna è l'impostazione fantasy dei romanzi, ambientati in parte o completamente (come nel caso del primo) in mondi paralleli o sovrapposti al nostro come se si trattasse di foto sfocate. Al centro della vicenda vi è la Polvere, misteriosa e pervasiva sostanza cosmica vagamente apparentata con la materia oscura della cosmologia contemporanea. (cito da Wikipedia) Tale sostanza ha anche a che fare con la facoltà di concepire pensieri originali e sviluppare una personalità indipendente, facoltà che il Magisterium, chiesa vocata al dominio universale ed al culto di un essere supremo chiamato Autorità, per definizione avversa e combatte.
Tralascio di raccontare tutto per filo e per segno, anche se la narrazione e i temi che sviluppa sono molto interessanti, pongono domande importanti a tutti sulla libertà e sul proprio compito nella vita. Ma è sull'ultimo libro che mi soffermo, dal momento che vi ho trovato due passi che mi sono piaciuti tantissimo e che trovo utili in questo passaggio della mia vita. Il primo parla di possibilità:

Will pensava al da farsi. Quando si sceglie una via fra tante, tutte quelle che non s'imboccano si cancellano come fiamme di candela spente, quasi non fossero mai esistite. In quel momento, in Will convivevano tutte le scelte possibili. Ma tenerle in vita tutte significava non fare niente. Doveva scegliere e basta. (p. 27)
Scegliere significa fare. E per me fare significa essere. Sono convinto di conoscermi sempre meglio attraverso quello che faccio, perché facendo scelgo di preferire una via rispetto ad un'altra, in modo il più coerentemente possibile con i passi che ho fatto in precedenza, accumulando esperienza. E che le mie azioni siano buone lo verifico attraverso i loro frutti, su di me (in modo molto epicureo, se vogliamo, giudicando se ne traggo godimento) e sugli altri. È questo l'unico modo che ritengo di avere a disposizione per incidere nella realtà, e se sono qui sono fermamente convinto di dovervi incidere.

Direttamente connessa a questa c'è un'altra citazione che mi ha folgorato. [Potrebbero esserci spoiler] I protagonisti, Will e Lyra, nel corso delle loro avventure si trovano a dover sprofondare nel mondo dei morti dal quale apriranno una finestra su un nuovo mondo dando la possibilità a tutti gli spiriti di scegliere se rimanere nell'aldilà o dissolversi rientrando a far parte del ciclo vitale di tutti i mondi, tornando a far parte della Polvere e così della Vita. Per ammansire le arpie, che come nell'inferno dantesco sono a guardia di una zona di quel mondo, Will e Lyra (ma soprattutto Lyra, che per tutti e tre i romanzi ha dalla sua questa straordinaria capacità di racconto, anche se spesso ricco di fantasiose bugie) raccontano loro delle storie, come dovranno fare da quel momento in poi tutti gli spiriti che vorranno transitare verso la finestra.
«E se lo facciamo» disse Will con voce tremula, «se viviamo saggiamente le nostre vite, se non le viviamo distrattamente, allora avremo anche qualcosa da raccontare alle arpie. È questo che dobbiamo dire alla gente, Lyra.»
«Sì, per avere storie vere da raccontare» disse lei, «le storie vere che le arpie vogliono in cambio. Sì, perché se la gente vive un'intera vita senza aver niente da raccontare alla fine, allora non lascerà mai il mondo della morte. È questo che dobbiamo dire a tutti, Will.» (p. 424)
Da qualche anno anch'io ho fatto questa scelta di raccontare storie. Cerco di farlo sempre meglio, perché sento che è questo a dare senso all'esistenza. Trovarlo scritto mi ha confermato in questa convinzione.
Poi la citazione continua e per me in questi giorni è terribilmente vera, perché mi trovo in una situazione simile: anch'io ho ricevuto una benedizione che mi è stata tolta, senza che la colpa sia di nessuno, e non so che fare se non disperarmi senza che questo cambi nulla.
«Da soli, però...»
«Sì» disse lei. «Da soli.»
E a quella parola, 'soli', Will sentì che un'ondata di rabbia e disperazione sgorgava da un punto pronfondo dentro di lui, come se la sua mente fosse un oceano agitato da qualche profondo sommovimento. Per tutta la vita era stato solo, e adesso doveva tornare a esserlo, e quella benedizione infinitamente preziosa che lo aveva toccato doveva essergli immeditamente tolta. Sentì l'onda crescere e salire fino a oscurare il cielo, ne sentì la cresta tremare e cominciare a rompersi, sentì la gran massa precipitare, spinta da tutto il peso dell'oceano, contro la costa rocciosa di ciò che doveva essere. E si ritrovò a singhiozzare e tremare e urlare di rabbia e di dolore come non gli era mai successo prima, e scoprì Lyra inerme al pari di lui tra le sue braccia. E quando l'onda ebbe esaurito la sua forza e l'acqua si ritrasse, le rocce nere rimasero; non si poteva discutere con il fato: la sua disperazione e quella di Lyra non le avevano smosse di un centimetro. (p. 424 – 425)
Fare. Storie. Benedizione. Perché scrivo tutto questo? Cercherò di connettere queste tre parole, dargli senso in una frase. Che il fare storie diventi una benedizione.

Le citazioni sono tratte da P. Pullman, Il cannocchiale d'ambra, Salani Editore, Milano 2001.

2015: e ora?


Sì, in realtà sarebbe stato meglio scrivere questo post prima della fine del 2015 (come ero riuscito a fare nel 2014, qui), così da poterci mettere dentro tutte le attese, tutte le speranze che l'arrivo dell'anno nuovo si porta dietro. Fare il punto di quello che uno vorrebbe buttare per far spazio alle cose nuove e belle che speriamo arrivino.
Però non ce l'ho fatta, le cose stanno così, andiamo avanti e vediamo un po' cos'è successo di bello in questo blog durante l'anno appena trascorso.

Dopo avergli dedicato tutto il 2014, all'inizio del 2015 sono riuscito a pubblicare (grazie all'aiuto di più di settanta lettori) la raccolta di flash fiction "Stati d'amore"!! A proposito, si avvicina San Valentino, festa per cui "Stati d'amore" è praticamente un vangelo: potete permettervi di non regalarlo? Ma certo che no! Acquistatelo, allora!
Le presentazioni di "Stati d'amore", il reading live che assieme al chitarrista Kevin Venier portiamo là dove c'è più bisogno d'amore, ha già toccato Codroipo (Ud), Valvasone (Pn), Ampezzo (Ud), Camino (Ud), Casarsa della Delizia (Pn), Udine, Zoppola (Pn) a cui seguiranno in questa prima parte di 2016 nuove puntate a zonzo per il Friuli!

Se vogliamo cominciare coi buoni propositi per il 2016, io ho il primo, ed è grande più o meno come una casa: finire il racconto "Omuncoli", che langue ormai da troppo tempo sulle pagine di THe iNCIPIT! Intanto tu puoi metterti al passo con le puntate precedenti, leggendo il racconto qui!

Aprile non è stato un mese particolarmente prolifico di scritture, un tantino meglio è andata a maggio, con queste due poesie che ho immaginato come due atti molto concreti, non solo perché parlano della realtà, ma perché vorrebbero incidere su di essa: "In un universo in espansione" e "hai detto Veneto?"

Andiamo veloci: giugno e luglio li saltiamo, mentre è bene fermarsi ad agosto. È successo ciò che non mi succedeva da taaaanto tempo: ho conosciuto una persona che per me
non era affatto come tutte le altre
e con la quale fino ad oggi iniziavano
e finivano le mie giornate,
alla quale si riferivano
- nel loro sottofondo -
quasi tutti i miei pensieri.
Perché era bello pensarci insieme.
Ma è successo che, senza che nessuno volesse,
ho smarrito il sentiero per il suo cuore
e ora mi perdo nel sole.
Ho scritto per lei "In completo", ed era la prima volta che uscivamo e non sapevo come presentarmi e intuivo che forse saremmo stati completi insieme.

A settembre mi sono spaccato il trochite, che è un pezzettino dell'omero all'altezza della spalla. Fa male. Ed è noioso starsene a casa tanto tempo senza poter fare praticamente nulla. Così, nel frattempo, ho perfezionato un'invenzione prodigiosa, preziosissima nel caso uno debba far trascorrere - appunto - del tempo noioso: il Generatore di Proverbi (anche nella sua variante di Generatore di Auguri).

Che altro rimane? Qualche racconto in friulano che potete andare a recuperare su Contecurte e qualcuno in italiano, come questo - ad esempio - "La scomparsa delle ..." molto spassoso, a mio parere ed ispirato dall'opera di Daniil Charms. Fuori, eh?

E ora? Ora arriva il 2016. Buttiamo là qualche buon proposito?
1) scrivere ogni giorno, almeno un'ora al giorno
2) non strapparmi le pellicine dalle labbra
3) comunicare meglio con Stefania
Ok, non sono partito proprio col piede giusto, ma due obiettivi su tre possono essere comunque un buon risultato da conseguire! Buon 2016!

Photo Credit: il quaderno di alice via Compfight cc

Generatore di auguri: Buone Feste 2015!


Un'altra mirabolante impresa del Generatore di Proverbi, riconvertito per queste imminenti festività in Generatore di Auguri! Buon Natale e felice anno nuovo!

Buon Natale e felice anno nuovo!
Buona tale e feline hanno un uovo!
Bontà tale e ferite sanno d'uovo!
Contattare infinite da non uomo!
Contatta re in finite dà un duomo!
Contatto in fine diano un tuono!
Cuor tatti in file siano più suono!
Buoni fatti e falene stiano nel ruolo!
Buone fanali falene stando sul piulo!
Buon casale è facile stando al suolo!
Buon banale e feci io non le violo!
Buon Natale e felice anno nuovo!

Di cuore a tutti, Buone Feste!

Photo Credit: King Kong 911 via Compfight cc

"Un zâl nemâl" su Contecurte!


Un nuovo racconto breve su Contecurte, l'osteria letteraria friulana di poche parole. Un nuovo dialogo che è anche un giallo, ed è giusto giusto per questo periodo autunnale nel quale per tradizione... Titolo: Un zâl nemâl ...Buona lettura!

"Furlan, lenghe di Suns. Omaç a Franco Marchetta"


Sabide ai 5 di Dicembar, a lis 11.00   
li de Librarie Friuli di Udin
incuintri par cure di Walter Tomada​   
"Furlan, lenghe di Suns.   
Omaç a Franco Marchetta"
cun Umberto Alberini​, DekillCeesa​ e Giacomo Trevisan.
Leturis di Chiara Donada

Une riflesion atôr de ereditât leterarie che nus a lassât Franco Marchetta, cun leturis; une sorte di reading "resonât".