Lunedì grande successo di pubblico al Teatro Fondamenta Nuove a Venezia, siamo stati contentissimi tutti noi del gruppo del Kociss.
Fra ieri e oggi sono uscite un paio di recensioni:
Il Gazzettino di Venezia - Quelle rocambolesche fughe in città di Kociss
La Nuova Venezia - “Kociss” e il suo tempo di fame e di banditi
Cazzeggi Letterari (blog) - IL PIÙ GRANDE SPETTACOLO DOPO IL WEEKEND: “KOCISS” DI GIOVANNI DELL’OLIVO
Ora, se vorranno strapparmi la mia arte, dovranno venire a scuoiarmi. (Capitano Mike Clark)
Kociss colpisce ancora!
(al Teatro Fondamenta Nuove)
Teatro Fondamenta Nuove
eventi speciali : teatrocanzone
lunedì 19 dicembre, ore 20
Dopo il progetto Lagunaria (2008), liberamente ispirato al canzoniere popolare Veneto, Giovanni Dell’Olivo presenta "Kociss", un’opera di teatro canzone incentrata sulla figura del leggendario bandito veneziano.
La storia si svolge nella Venezia popolare di Via Garibaldi dal dopoguerra al 1978, anno in cui Kociss viene ucciso in uno scontro a fuoco dalla Polizia, e dà voce al mondo poco conosciuto del sottoproletariato veneziano. Un mondo lontano dalla sontuosità dei palazzi, dalle feste del Carnevale, dalla cultura ufficiale. Kociss incarna le aspirazioni di una “non-classe” marginalizzata, dispersa nell’esodo inarrestabile che ha colpito Venezia negli ultimi cinquant’anni. Sul palco si incontrano musicisti e attori per raccontare questa storia “marginale” attraverso un intreccio di canto e recitazione, accompagnati dalle suggestive immagini digitali realizzate dal celebre visual artist Mauro Moretti in tempo reale.
KOCISS
di e con Giovanni Dell’Olivo
regia Gianni De Luigi
immagini Mauro Moretti
immagini Mauro Moretti
voci narranti Ilaria Pasqualetto, Giacomo Trevisan
musicisti Alvise Seggi, Stefano Ottogalli, Walter Lucherini, Jimmy Weinstein
voce Serena Catullo
musicisti Alvise Seggi, Stefano Ottogalli, Walter Lucherini, Jimmy Weinstein
voce Serena Catullo
Questa è la storia vera di un bandito che divenne un mito. Questa è una storia che racconta gli anni in cui Venezia, segnata dalla miseria, tentava di rifarsi il volto. Questa è la storia di un topo di quelle fogne che il destino tramutò in un falco. Questa è la storia del ladro Kociss.
Dopo il progetto Lagunaria (2008), liberamente ispirato al canzoniere popolare Veneto, Giovanni Dell’Olivo presenta "Kociss", un’opera di teatro canzone incentrata sulla figura del leggendario bandito veneziano.
La storia si svolge nella Venezia popolare di Via Garibaldi dal dopoguerra al 1978, anno in cui Kociss viene ucciso in uno scontro a fuoco dalla Polizia, e dà voce al mondo poco conosciuto del sottoproletariato veneziano. Un mondo lontano dalla sontuosità dei palazzi, dalle feste del Carnevale, dalla cultura ufficiale. Kociss incarna le aspirazioni di una “non-classe” marginalizzata, dispersa nell’esodo inarrestabile che ha colpito Venezia negli ultimi cinquant’anni. Sul palco si incontrano musicisti e attori per raccontare questa storia “marginale” attraverso un intreccio di canto e recitazione, accompagnati dalle suggestive immagini digitali realizzate dal celebre visual artist Mauro Moretti in tempo reale.
Biglietto Unico 10 €
E' possibile prenotare i biglietti via mail (info@teatrofondamentanuove.it) o per telefono (041 522 44 98) e ritirarli direttamente in biglietteria un'ora prima dello spettacolo.
SAN NICOLA DI BARI
Arie dell'Oratorio di G. Bononcini
Ass. Culturale Musica Venezia e Ensemble "Il Sistro Barocco"
Elena Bertuzzi / San Nicola
Roberta Andalò / Giovanna
Roberta Andalò / Giovanna
Pier Paolo Ciurlia / tiorba
Marija Jovanovic / clavicembalo
Andrea Ferroni / violino
Nicola Lamon / organo
Rafaello Negri / violino
Gioele Gusberti / violoncello
Andrea Ferroni / violino
Nicola Lamon / organo
Rafaello Negri / violino
Gioele Gusberti / violoncello
Roberta Reeder / voce recitante (inglese)
Giacomo Trevisan / voce recitante (italiano)
Gianni De Luigi / regista
Massimo Cemolani / collaborazione tecnica
Massimo Cemolani / collaborazione tecnica
Introduzione Prof. Franco Rossi, Conservatorio Benedetto Marcello
CHIESA SS. GEREMIA E LUCIA
Campo San Geremia . Venezia
Martedì 6 dicembre 2011 alle ore 20.00
info: 345 2787155; www.musicavenezia.org
PREVENDITA: APT Tourist Office (San Marco)
Prevendita in Chiesa un’ora prima del concerto
CHIESA SS. GEREMIA E LUCIA
Campo San Geremia . Venezia
Martedì 6 dicembre 2011 alle ore 20.00
info: 345 2787155; www.musicavenezia.org
PREVENDITA: APT Tourist Office (San Marco)
Prevendita in Chiesa un’ora prima del concerto
Nota
L’oratorio si basa essenzialmente sulla giovinezza devota del futuro Santo Nicola (interpretato da un soprano donna, in origine probabilmente un sopranista) e la relazione armoniosa con la madre Giovanna (soprano) e con il padre Epifanio (basso). Giovanna, la madre, è quasi ossessionata per la salute dell’anima del suo giovane figlio. Clizio (voce di mezzosoprano) non fa parte della leggenda del Santo conosciuta, è un giovane gaudente, compagno di studi e di strada, che vorrebbe portare Nicola alla vita spensierata, ma il Santo resiste e alla fine compie il suo primo prodigio convertendolo alla fede cristiana.
Il caimano delle paludi di Hesperia
A casa

Anno 2450 della nuova era, quadrante 741/35B
Erano passati già tre anni da quando si erano staccati dall’orbita dell’ultimo pianeta del sistema stellare che fino a quel momento li aveva ospitati; erano partiti senza avere una meta precisa pensando solo a mettersi in salvo come ormai erano abituati. Fuggire, sempre fuggire.Per la prima volta, quando ancora al tempo dei loro padri abitavano il loro pianeta d’origine, perseguitati dai loro simili per le solite assurde ragioni razziali; perché come riportavano le cronache dei tempi antichi c’era stato chi si credeva superiore per il semplice fatto di avere una pelle diversa: e allora si erano dovuti isolare, rifugiarsi in comunità ristrette, fino a dover scappare lontano per evitare le violenze ed i soprusi.
Poi nelle ere più recenti le guerre fra pianeti e fra confederazioni avevano scosso l’universo. A nulla era valso l’intervento del Consiglio Interplanetario per cercare un’ intesa, una via per salvare la pace ormai compromessa: a contare era solo l’interesse personale, la brama di essere più ricchi e potenti dei propri vicini. La guerra c’era stata; e devastante come non mai: si erano registrati cinque pianeti distrutti, molti ridotti solo a cumuli di macerie fumanti. Le vite perse in quelle inutili battaglie erano state incalcolabili.
Coloro che si erano salvati avevano visto davanti sé solo la desolazione di mille civiltà perdute, impossibili da ricordare per qualsiasi memoria; il passato era volato via come polvere nel vento, mentre del futuro non resisteva che una fioca luce, un baluginio che si sarebbe spento in breve se loro stessi non vi avessero creduto. Ognuno aveva fatto la sua parte nel creare nuove speranze per la vita di quella comunità di sopravvissuti: scelto un minuscolo pianeta abbastanza vicino ad una stella vi avevano portato la vita, avevano creato un piccolo paradiso solo grazie agli sforzi di tutti solidali con tutti. Avevano ricominciato da dove tutto era finito: si erano impegnati nella ricerca per la vita e per l’evoluzione fino a riguadagnare poco per volta quello che era andato perduto della loro scienza buona.
Ma se per lungo tempo le cronache avevano ricominciato ad annotare solo fatti positivi, quando si cominciava a perdere il ricordo delle sofferenze patite, la stella che fino ad allora li aveva accuditi aveva subito un mutamento. Gli scienziati avevano registrato qualcosa, ma la loro tecnica era ancora troppo arretrata per opporsi a eventi così terribili. Si erano solo potuti mettere in salvo, scappare come avevano sempre fatto, lasciare quel nuovo pianeta, quella nuova casa e fuggire ancora. Avevano evitato di essere spazzati via dall’esplosione della loro stella ma erano costretti a vagare per lungo tempo alla ricerca di un nuovo pianeta in grado di ospitarli, offrendo loro una nuova possibilità.
Le scorte ridotte al minimo e senza sapere dove dirigersi avevano intrapreso il viaggio, forti solo della propria speranza e del conforto che erano capaci di offrirsi l’un l’altro.
Durante l’ennesima giornata di peregrinazione nel cosmo, in un momento che appare ai sopravvissuti uguale a cento altri passati nella navetta viene avvistato il pianeta.
Il computer di bordo dopo un’attenta analisi dei dati ricavabili dall’atmosfera la segnala come respirabile, l’equipaggio si prepara a sbarcare. Negli occhi dei più vecchi sembra riaccendersi la speranza che credevano non avrebbero più ritrovato. I più piccoli, quelli che non hanno mai saputo cosa significhi perdere la propria casa sono entusiasti di averne trovata una. È per tutti l’inizio di un nuovo periodo, forse più duro dei precedenti, ma che tutti desiderano comunque vivere.
Una volta a terra tutti hanno ritrovato la fiducia; respirano quell’ottimo azoto come non facevano da tempo, una leggera brezza spazza le loro squame.
Si sentono finalmente a casa.
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Questo racconto l'ho scritto in terza media, per un compito a casa. L'ispirazione arrivava dal racconto La sentinella di Frederic Brown, uno dei racconti di fantascienza più incredibili nella sua semplicità e forse il primo di cui abbia una memoria così chiara.
A casa l'ho riesumato perché da un po' di tempo sono ritornato a scrivere racconti che si riavvicinano a questi binari fantastici ma non così tanto da staccarsi del tutto dalla realtà, se si leggono a fondo; e allora volevo mostrarvi qualcosa del percorso che sto intraprendendo.
Che dite?
IllumiNAZIONI - 54. Esposizione Internazionale d'Arte - Biennale di Venezia
Siccome mi è capitato di andare alla Biennale di Venezia anche quest'anno e alcune opere mi hanno colpito riporto alcune riflessioni.
Si è molto parlato dell'operazione di Sgarbi per il Padiglione Italia: ha demandato il suo ruolo di curatore a 100 intellettuali italiani, che hanno consigliato (raccomandato?) 100 artisti. Nel bene e nel male, lo stato dell'arte in Italia oggi. Non diversamente da una Galleria degli Uffizi, dal Louvre o dal British Museum, belle opere stanno vicino a croste inguardabili. Titolo: l'arte non è cosa nostra. Le interpretazioni possono sprecarsi.
Se i presupposti potrebbero essere anche giusti, la confusione concettuale e anche materiale (visto che il padiglione arriva al termine del denso percorso espositivo dell'Arsenale ed molto mal organizzato logisticamente) non aiuta affatto a focalizzare l'occhio o la mente. Ma forse è questo l'obiettivo del non-curatore. L'arte non è cosa sua.
Io però, di fronte al marasma rinuncio a capire, lascio solo lavorare le sensazioni e un istintivo gusto estetico per ciò che mi attira e mi repelle, quindi consiglio a chi vorrà o non l'ha già fatto di farsi un giro e formarsi una sua idea.
Traggo invece il mio personale percorso all'interno sia dei padiglioni nazionali (quelli che ho potuto vedere), sia del percorso della mostra principale IllumiNAZIONI (curatrice e direttrice della Biennale 2011: Bice Curiger).
Si tratta del Padiglione austriaco ai Giardini dell'artista Markus Schinwald e delle opere Untitled (Ghost) dell'israeliano Elad Lassry, Untitled di Urs Fischer e The Clock di Christian Marclay (opera che ha ricevuto il Leone d'oro 2011).
Mi hanno colpito per la caratteristica che le accomuna e che, guarda un po', interessa anche me: il tempo e tutto quello che ci sta attorno.
Schinwald ha costruito un'installazione-labirinto, ridisegnando lo spazio interno del padiglione austriaco; il percorso all'interno, per necessità architettonica, aumenta, e il tempo si dilata scandito solo a tratti dall'incontro con quadri, frammenti del tempo passato, oggetti antichi incastonati in un presente asettico e geometrico. Poi due installazioni video, loop di movimenti semplici e straniati, ossessivi nella loro nullità: l'eterno ripetersi del nostro accumulare gesti e atteggiamenti quotidiani nel tentativo di adattarci alla vita sociale.
Untitled (Ghost) non tratta del tempo (mi hanno spiegato), ma secondo me sì. Un gruppo di ballerini in lunghi piani sequenza, come il meccanismo di un orologio, esegue in perfetta sincronia una danza silenziosa, che - come lo scorrere del tempo - segna e scandisce solo se stessa. Un'immagine rarefatta, impalpabile di una delle ballerine mi ricorda che tutto questo è presente, sempre, anche se per noi è lieve e tuttavia così pervasivo che non ce ne accorgiamo.
L'opera di Urs Fischer invece - come il tempo - inganna: ad un primo sguardo, un gruppo di statue apparentemente di solido marmo; ma a guardar bene esse si rivelano sotto l'azione della fiamma di piccole candeline che le consumano. Ammassi di morbida cera in lento disfacimento, segnati dal tempo, come corpi vivi.
L'apoteosi di questo mio piccolo percorso è The Clock. Un film di montaggio della durata di 24 ore in cui ogni attimo della pellicola è sincronizzato al tempo della vita reale: un lavoro certosino e pazzesco! Ad ogni riferimento filmico cronologico controllo l'ora sul mio cellulare. Passano i minuti, le ore, costantemente il film rimanda la scansione del tempo, misurato, aleatorio, terribilmente presente per chi guarda, portandoti a vivere il tuo momento personale di fronte allo schermo.
Poi il tempo passa, qualcosa dovrà pur rimanere.
Insulti del giovedì sera

Languivo, mi annoiavo nell'accidia più profonda, quando decido di controllare la posta elettronica (anche se lo faccio con poco entusiasmo perché tanto sono consapevole che nessuno mi commenta i post o ha qualcosa da dirmi, mica mi faccio illusioni...).
Ecco, infatti cosa ti trovo? Solo i messaggi di due newsletter che non leggo da tempo... No, guardo meglio... c'è una mail! Oh, gioia e giubilo, qualcuno si è accorto di me! Allora qualcuno mi legge! Oh, gaudio, il Fato mi arride!
La mail è inviata dall'indirizzo tritotone@gmail.com, non firmata. Leggo con curiosità sincera (copioincollo senza correggere gli errori di ortografia, sintassi, punteggiatura... censuro solo le parolacce perché non so come si comporta blogger e in più la mail si tramuta in un cielo stellato!):
"Volevo solo dirti che il tuo sito mi fa schifo che tu fai schifo che non è possibile scrivere certe m****** e sparare tante c****** Insomma dai ma ti pare? Vedi di dedicarti ad altro nella vita, anzi, vedi di limitarti ad andare a quel paese e di starci senza tanto rompere i c******* agli altri
Possibile che a stare a navigare in internet mi tocca pure beccare un blog così cagoso vomitevole infestato di insulti a chi cerca di vivere i c**** suoi senza porsi domande sul mondo sui suoi c********** di eroi e cagasotto senza stare a farsi p**** mentali e a tentare di scrivere come quei porci di intellettuali
Sono una persona per bene io e non mi va di dovermi subire certe lagne di m**** e dover stare a riflettere su c****** specie il sabato sera quando la gente si sbronza e t***** in santa pace.. io qui come un c******* e a farti un piacere mandando in f**** te mentre io sto a farmi seghe mentali per il c**** di articolo che ritrovo sul tuo blog del c****
Ma porca t**** ti par possibile che sono al lavoro e mi torna in mente il c**** di articolo che hai scritto sul tuo c**** di blog di m****
E ne avrei da dirtene è che mi trattengo perché altrimenti finisce che vengo lì a spaccati le p****"
Sono attestati di stima che scaldano il cuore! Prendersi del tempo per scrivere una mail del genere lo trovo encomiabile! Cosa devo fare? Rido!!!
Non so davvero chi possa essere (e tranquilli che non me la sono scritta da solo), comunque spero di avere ancora modo di ospitarlo magari con una rubrica fissa (settimanale) che sappia eviscerare - nella stessa maniera approfondita dedicata alla mia prosa - altri temi basilari per il genere umano.
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