E' quando pensi
di aver finito
che inizi.
Ora, se vorranno strapparmi la mia arte, dovranno venire a scuoiarmi. (Capitano Mike Clark)
Di cosa avete paura?
Mi verrebbe da chiedere a tutti i cristiani cattolici italiani che hanno avuto qualcosa da ridire sulla recente sentenza della Cassazione: di cosa avete paura?
Cosa vi fa paura nel fatto che una coppia che si ama e che vuole costruire qualcosa veda riconosciuto, secondo la legge, questa intenzione?
Ma anche senza arrivare fino a questo (avete forse paura che nel momento in cui le coppie omosessuali vedranno riconosciuti i loro diritti anche in Italia, non riuscirete a trattenervi dal provarci anche a voi? Avete forse paura che ci estingueremo? Avete paura che la gente possa scegliere, finalmente, di essere felice?): cosa vi fa paura nel fatto che un bambino venga affidato a chi può dargli amore?
La sentenza del collegio della Cassazione, che ha confermato l’affidamento esclusivo di un bimbo a una donna che convive con un’altra donna, nonostante il ricorso del padre del bimbo, è importante per la situazione dei diritti civili in Italia; soprattutto se vista nella giusta luce. I giudici non sono intervenuti sulla materia in generale, ma su un caso ben specifico: la sentenza d'affidamento, infatti, determinata dal tribunale di Brescia era conseguenza di un episodio violento del papà, alla presenza del bambino, contro la convivente dell’ex compagna. E' quindi sensato, per non dire giusto, che quel papà venga punito per il suo comportamento. Il beneficio è tutto del bimbo che può star lontano da una persona violenta.
E a me viene da chiedere: è meglio per un bambino stare con una persona violenta o stare con due persone, magari dello stesso sesso, ma che si amano? Cosa vi fa più paura?
Un bambino cresce bene se è amato. Un bambino non è merce, è vero. Ma non è merce proprio perché sopra non ci si specula, si sceglie il meglio per lui. E' il meglio è sempre e comunque l'amore e la cura.
E' una riflessione forse un po' disordinata, ma penso si capisca il mio pensiero.
Cosa vi fa paura nel fatto che una coppia che si ama e che vuole costruire qualcosa veda riconosciuto, secondo la legge, questa intenzione?
Ma anche senza arrivare fino a questo (avete forse paura che nel momento in cui le coppie omosessuali vedranno riconosciuti i loro diritti anche in Italia, non riuscirete a trattenervi dal provarci anche a voi? Avete forse paura che ci estingueremo? Avete paura che la gente possa scegliere, finalmente, di essere felice?): cosa vi fa paura nel fatto che un bambino venga affidato a chi può dargli amore?
La sentenza del collegio della Cassazione, che ha confermato l’affidamento esclusivo di un bimbo a una donna che convive con un’altra donna, nonostante il ricorso del padre del bimbo, è importante per la situazione dei diritti civili in Italia; soprattutto se vista nella giusta luce. I giudici non sono intervenuti sulla materia in generale, ma su un caso ben specifico: la sentenza d'affidamento, infatti, determinata dal tribunale di Brescia era conseguenza di un episodio violento del papà, alla presenza del bambino, contro la convivente dell’ex compagna. E' quindi sensato, per non dire giusto, che quel papà venga punito per il suo comportamento. Il beneficio è tutto del bimbo che può star lontano da una persona violenta.
E a me viene da chiedere: è meglio per un bambino stare con una persona violenta o stare con due persone, magari dello stesso sesso, ma che si amano? Cosa vi fa più paura?
Un bambino cresce bene se è amato. Un bambino non è merce, è vero. Ma non è merce proprio perché sopra non ci si specula, si sceglie il meglio per lui. E' il meglio è sempre e comunque l'amore e la cura.
E' una riflessione forse un po' disordinata, ma penso si capisca il mio pensiero.
Le pioniere della musica elettronica
Su Musicaelettronica.it hanno pubblicato una mia nuova recensione del libro di Johann Merrich "Le pioniere della musica elettronica" (Auditorium, 2012). Buona lettura!
La letterina di Natale
Caro Gesù Bambino,
come ogni anno rieccoci qua, arriva la Tua festa.
Negli ultimi anni non Ti ho scritto e non Ti ho chiesto regali specifici, ma quest'ultimo anno è stato molto particolare, ci sono stati diversi cambiamenti. Da una parte un ritorno alle origini, ma dall'altra anche tante novità. Ora, in vista dell'arrivo del prossimo anno, vorrei approfittare del fatto che sei così generoso per chiederTi alcuni regalini.
Quindi, se Ti è possibile:
- Tu che sei in buoni rapporti con lui, suggerisci al Papa qualche idea un po' più brillante delle ultime che ha espresso, che sono parecchio violente, pericolose e retrograde. Come cristiano la cosa mi sconvolge ed addolora. Ricordagli che le parole d'ordine del messaggio che fonda i nostri valori sono Amore, Comprensione, Misericordia e Felicità; quindi tutte quelle che ultimamente ha proferito, cercando di limitare la libertà degli individui che la pensano diversamente da lui, sono in netta contraddizione con ciò che lui stesso dovrebbe rappresentare. Se Ti va, digli che sarebbe meglio la smettesse;
- Per guerre, ingiustizie, carestie, problemi personali, povertà e così via, so che Tu non puoi fare nulla, mentre noi uomini possiamo fare tutto, quindi non Ti chiedo di fare nulla. Prometto che cercherò io di fare ciò che mi è possibile;
- Porta ai miei familiari ed ai miei amici tutto quello che desiderano, se lo meritano;
- Ti chiedo anche qualcosa per me, già che ci sono ne approfitto: a me porta idee semplici e meravigliose (sono stufo di perdere tutto questo tempo a documentarmi per scrivere qualcosa!). Te ne sarò grato e farò il possibile per contraccambiare con tante e tante pagine stupendamente scritte;
Grazie, grazie di tutto!
tuo Santrevi
Photo Credit:
Francisco Hinojosa
via
Compfight
cc
Regalo d'addio
1. Scrisse
Ogni parola che non ti posso dire
torna a rodermi il cuore
Ogni gesto che non posso fare
mi fa bruciare i muscoli
Ti prenderei per mano
e rimarrei a guardarti.
Ricordando la nostra terra
e rimarrei a guardarti.
Ricordando la nostra terra
saliremmo sulla tua collina.
2. Fuori tempo massimo
Il condizionale si adattava
particolarmente bene a quella situazione. Non gli venne in mente
altro da pensare oltre al fatto che avrebbe voluto scrivere anche
quel momento, ma ormai era fuori tempo massimo.
Cioè: era tutto perfetto
all'apparenza, ma gli occhi di lei guardavano da un'altra parte, più
lontano e oltre di lui. Nel futuro. Aveva semplicemente sbagliato ad
interpretare (a tradurre, avrebbe potuto dire se fosse stato un
professore di latino e greco del liceo).
Per motivare tutto ciò si era
concentrato e aveva elaborato delle spiegazioni. Era andato
decisamente troppo in alto con la fantasia, si era fatto trasportare
e, ora se ne rendeva conto, aveva finito per fare una lunga
passeggiata svolazzante. Nel bosco, fra i fiorellini. Da solo.
È così che la piccola raccolta di
poesie con la copertina rossa si era trasformata in un bel regalo
d'addio. Non un regalo definitivo, questo era chiaro, avrebbero pur
sempre continuato a vedersi. Erano quel tempo passato e il
condizionale a ricevere il regalo.
3. Il porto sicuro
Era alla fine del viaggio. La fine di
quel viaggio.
Ma non era quello il porto sicuro; se
ne accorse dal profilo delle montagne, che cingevano la città
tutt'attorno e sembravano così incombenti nonostante il cielo d'un
bianco splendido.
L'universo era caduto in polvere, poi
un bacio l'aveva ricreato per un breve istante, ma anche esso era
stufo di lottare e non intravedere nemmeno la più piccola scintilla
di luce scaturire da tutti i suoi sforzi. Così aveva ripreso la
strada del viaggio, senza aspettarsi più nulla, se non il viaggio
stesso. In tasca conservava l'ultima poesia che non aveva mai
scritto, non per volontà, ma per dimenticanza istituita dalla
Provvidenza, come ricordo di qualcosa che non si è mai dimenticato.
Passo dopo passo era sempre più
convinto di dover continuare a provare, offrire, cercare, sprecare e
regalare tutto.
Le parole che non ci diciamo
Le parole che non ci diciamo
riempiono l'aria e svuotano
le nostre bocche, aride di desiderio,
del ricordo di un solo bacio,
di una sola parola, un solo sguardo
per tutto un amore.
Le parole che non ci diciamo
sono un incantesimo che
mi costringe a dormire in un sogno,
fra il profumo di frutta sconosciuta
e i fili di fumo delle tue sigarette.
Le parole che non ci diciamo:
dovrei lasciarti perdere,
è tutto inutile, non si potrà,
sono quelle che vorrei sentire
e sono quelle che non dirò mai.
Le parole che non ci diciamo
riempiono le conchiglie
come il nitrito degli unicorni,
e sono già così tante che
mi sembra un delitto sprecarne altre.
riempiono l'aria e svuotano
le nostre bocche, aride di desiderio,
del ricordo di un solo bacio,
di una sola parola, un solo sguardo
per tutto un amore.
Le parole che non ci diciamo
sono un incantesimo che
mi costringe a dormire in un sogno,
fra il profumo di frutta sconosciuta
e i fili di fumo delle tue sigarette.
Le parole che non ci diciamo:
dovrei lasciarti perdere,
è tutto inutile, non si potrà,
sono quelle che vorrei sentire
e sono quelle che non dirò mai.
Le parole che non ci diciamo
riempiono le conchiglie
come il nitrito degli unicorni,
e sono già così tante che
mi sembra un delitto sprecarne altre.
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